APPELLO

17 04 2008

COMUNISTE E COMUNISTI

COMINCIAMO DA NOI

Dopo il crollo della Sinistra Arcobaleno, ci rivolgiamo ai militanti e ai dirigenti del Pdci e del Prc e a tutte le comuniste/i ovunque collocati in Italia

Siamo comuniste e comunisti del nostro tempo. Abbiamo scelto di stare nei movimenti e nel conflitto sociale.

Abbiamo storie e sensibilità diverse: sappiamo che non è il tempo delle certezze.

Abbiamo il senso, anche critico, della nostra storia, che non rinneghiamo; ma il nostro sguardo è rivolto al presente e al futuro. Non abbiamo nostalgia del passato, semmai di un futuro migliore.

Il risultato della Sinistra Arcobaleno è disastroso: non solo essa ottiene un quarto della somma dei voti dei tre partiti nel 2006 (10,2%) - quando ancora non vi era l’apporto di Sinistra Democratica - ma raccoglie assai meno della metà dei voti ottenuti due anni fa dai due partiti comunisti (PRC e PdCI), che superarono insieme l’8%. E poco più di un terzo del miglior risultato dell’8,6% di Rifondazione, quando essa era ancora unita.

Tre milioni sono i voti perduti rispetto al 2006. E per la prima volta nell’Italia del dopoguerra viene azzerata ogni rappresentanza parlamentare: nessun comunista entra in Parlamento.

Il dato elettorale ha radici assai più profonde del mero richiamo al “voto utile”, tra cui risaltano la delusione estesa e profonda del popolo della sinistra e dei movimenti per la politica del governo Prodi e l’emergere in settori dell’Arcobaleno di una prospettiva di liquidazione dell’autonomia politica, teorica e organizzativa dei comunisti in una nuova formazione non comunista, non anti-capitalista, orientata verso posizioni e culture neo-riformiste. Una formazione che non avrebbe alcuna valenza alternativa e sarebbe subalterna al progetto moderato del Partito democratico e ad una logica di alternanza di sistema.

E’ giunto il tempo delle scelte: questa è la nostra

Non condividiamo l’idea del soggetto unico della sinistra di cui alcuni chiedono ostinatamente una “accelerazione”, nonostante il fallimento politico elettorale. Proponiamo invece una prospettiva di unità e autonomia delle forze comuniste in Italia, in un processo di aggregazione che, a partire dalle forze maggiori (PRC e PdCI), vada oltre coinvolgendo altre soggettività politiche e sociali, senza settarismi o logiche auto-referenziali.

Rivolgiamo un appello ai militanti e ai dirigenti di Rifondazione, del PdCI, di altre associazioni o reti, e alle centinaia di migliaia di comuniste/i senza tessera che in questi anni hanno contribuito nei movimenti e nelle lotte a porre le basi di una società alternativa al capitalismo, perché non si liquidino le espressioni organizzate dei comunisti ed anzi si avvii un processo aperto e innovativo, volto alla costruzione di una “casa comune dei comunisti”.

Ci rivolgiamo:

- alle lavoratrici, ai lavoratori e agli intellettuali delle vecchie e nuove professioni, ai precari, al sindacalismo di classe e di base, ai ceti sociali che oggi “non ce la fanno più” e per i quali la “crisi della quarta settimana” non è solo un titolo di giornale: che insieme rappresentano la base strutturale e di classe imprescindibile di ogni lotta contro il capitalismo;

- ai movimenti giovanili, femministi, ambientalisti, per i diritti civili e di lotta contro ogni discriminazione sessuale, nella consapevolezza che nel nostro tempo la lotta per il socialismo e il comunismo può ritrovare la sua carica originaria di liberazione integrale solo se è capace di assumere dentro il proprio orizzonte anche le problematiche poste dal movimento femminista;

- ai movimenti contro la guerra, internazionalisti, che lottano contro la presenza di armi nucleari e basi militari straniere nel nostro Paese, che sono a fianco dei paesi e dei popoli (come quello palestinese) che cercano di scuotersi di dosso la tutela militare, politica ed economica dell’imperialismo;

- al mondo dei migranti, che rappresentano l’irruzione nelle società più ricche delle terribili ingiustizie che l’imperialismo continua a produrre su scala planetaria, perchè solo dall’incontro multietnico e multiculturale può nascere - nella lotta comune - una cultura ed una solidarietà cosmopolita, non integralista, anti-razzista, aperta alla “diversità”, che faccia progredire l’umanità intera verso traguardi di superiore convivenza e di pace.

Auspichiamo un processo che fin dall’inizio si caratterizzi per la capacità di promuovere una riflessione problematica, anche autocritica. Indagando anche sulle ragioni per le quali un’esperienza ricca e promettente come quella originaria della “rifondazione comunista” non sia stata capace di costruire quel partito comunista di cui il movimento operaio e la sinistra avevano ed hanno bisogno; e come mai quel processo sia stato contrassegnato da tante divisioni, separazioni, defezioni che hanno deluso e allontanato dalla militanza decine di migliaia di compagne/i. Chiediamo una riflessione sulle ragioni che hanno reso fragile e inadeguato il radicamento sociale e di classe dei partiti che provengono da quella esperienza, ed anche gli errori che ci hanno portati in un governo che ha deluso le aspettative del popolo di sinistra: il che è pure all’origine della ripresa delle destre. Ci vorrà tempo, pazienza e rispetto reciproco per questa riflessione. Ma se la eludessimo, troppo precarie si rivelerebbero le fondamenta della ricostruzione. Il nostro non è un impegno che contraddice l’esigenza giusta e sentita di una più vasta unità d’azione di tutte le forze della sinistra che non rinunciano al cambiamento. Né esclude la ricerca di convergenze utili per arginare l’avanzata delle forze più apertamente reazionarie. Ma tale sforzo unitario a sinistra avrà tanto più successo, quanto più incisivo sarà il processo di ricostruzione di un partito comunista forte e unitario, all’altezza dei tempi. Che - tanto più oggi - sappia vivere e radicarsi nella società prima ancora che nelle istituzioni, perché solo il radicamento sociale può garantire solidità e prospettive di crescita e porre le basi di un partito che abbia una sua autonoma organizzazione e un suo autonomo ruolo politico con influenza di massa, nonostante l’attuale esclusione dal Parlmento e anche nella eventualità di nuove leggi elettorali peggiorative.

La manifestazione del 20 ottobre 2007, nella quale un milione di persone sono sfilate con entusiasmo sotto una marea di bandiere rosse coi simboli comunisti, dimostra – più di ogni altro discorso – che esiste nell’Italia di oggi lo spazio sociale e politico per una forza comunista autonoma, combattiva, unita ed unitaria, che sappia essere il perno di una più vasta mobilitazione popolare a sinistra, che sappia parlare - tra gli altri - ai 200.000 della manifestazione contro la base di Vicenza, ai delegati sindacali che si sono battuti per il NO all’accordo di governo su Welfare e pensioni, ai 10 milioni di lavoratrici e lavoratori che hanno sostenuto il referendum sull’art.18.

Auspichiamo che questo appello – anche attraverso incontri e momenti di discussione aperta - raccolga un’ampia adesione in ogni città, territorio, luogo di lavoro e di studio, ovunque vi siano un uomo, una donna, un ragazzo e una ragazza che non considerano il capitalismo l’orizzonte ultimo della civiltà umana.


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961 risposte a “APPELLO”

27 08 2008
Val (14:21:56) :

Leggo con piacere che i toni assumono finalmente una naturale pacatezza.
Bene compagni:così deve essere tra noi!
Sinceramente non dispongo della sfera di cristallo e nemmeno posso dimenticare che serve a tutti noi perfino errare purchè…..
Ora,come scrive Ed ,siamo giunti al bivio è qui una sola deve essere la nostra risposta.
Siam comunisti perchè siamo tutti per uno e uno per tutti!
Siam comunisti perchè esserlo nel 2000 deve voler dire veramente e soprattutto ONESTA’ e profondo rispetto per e verso ogni singolo individuo.
Anch’io sono ormai al bivio perchè, a prescindere dalle mie scelte di adesione al PdCI,vivo(fortunatamente ci pensa poi mia moglie con i suoi 1200 e oltre euro a riportare in un’ottica migliore il discorso) con 807 euro mensili comperensivi di 46 euro di assegni famigliari e il 50% di sgravio per il minore a carico e senza alcuna difficoltà mi adoperò lo stesso per gli altri,così come ho sempre fatto in tempi migliori e sempre farò.
Perchè scrivo questo?
Ma perchè ben oltre al fatto di quello che si evince dagli ultimi scritti non è certo nel PD (così come è stato concepito,badate bene di non fare confusione) che posso trovare quanto ho scritto sul siam comunisti e quel che è peggio sul fatto di sentirmi rappresentato.
No,quelli non sono i miei problemi: nemmeno uno!
Vogliono farmi credere che sia così,ma non sono quelli i miei problemi e quelli di molti e molte che ancora hanno la decenza di rifiutare i privilegi immotivati,le lusinghe dei baccanali opulenti e borghesi e di rifiutare che il furto sia cosa giusta,perchè se così fosse a quelli come me tutto servirebbe tranne che una fotocopia sbiadita di un subdolo capitalismo dedito alla speculazione,antidemocratico e disonesto come quello che impera nel nostro paese.
Perchè mai,alle soglie della mia vecchiaia,dovrei scegliere caritatevolmente tra il meno peggio fotocopiato di cose per me davvero brutte e causa assolutamente complementare della fame e delle miserie del mondo?
En avant camarades
Val

25 08 2008
Gramsci (14:39:18) :

Per la ricostruzione di un Partito Comunista di massa e per un Sindacato di Classe.

Trasformare l’Appello “Comunisti Uniti” in un grande Movimento verso la “Costituente Comunista” .

Editoriale di “Gramsci oggi” (PRC Milano)

La crisi del capitalismo trasforma tutto in emergenza a livello mondiale, europeo e nazionale e tutto ciò che non è compatibile con il mercato a livello economico, politico, culturale e sociale è destinato a soccombere ed essere travolto.
I governi della borghesia adottano provvedimenti sempre più eccezionali per restringere gli spazi democratici e colpire i diritti sociali e la condizione di lavoro e di vita dei lavoratori e delle masse popolari.

Sul piano internazionale, l’imperialismo USA prepara nuove guerre indipendentemente dalle irrilevanti differenze tra il candidato Obama del PD e di McCain del PR. In pratica, essi si avvicendano a rappresentare gli stessi interessi del capitalismo nord americano e sostengono sostanzialmente le stesse posizioni di Bush su Gerusalemme, sulla resistenza palestinese, sull’Iran, sull’Iraq, sull’Afghanistan, ecc. In Europa, con un chiaro segnale di classe indirizzato contro i lavoratori, viene approvata l’intensificazione dello sfruttamento della forza-lavoro attraverso il prolungamento della settimana lavorativa fino a 60/65 ore settimanali.

A livello nazionale il risultato elettorale ottenuto dalle destre, permette al governo Berlusconi di far approvare in fretta diversi provvedimenti antipopolari e repressivi senza tener conto dell’inesistente quanto insignificante opposizione riformista Veltroniana. In Parlamento, viene votato a maggioranza il pacchetto “sicurezza” tra le cui norme sono previste anche la militarizzazione delle città metropolitane con l’utilizzo di soldati esperti dell’esercito, già impiegati in missioni di guerra all’estero; il rilevamento delle impronte dei Rom; il reato di immigrazione clandestina; l’allungamento del tempo di detenzione nei CPT e l’estensione dello stato d’emergenza, decisa da Maroni, su tutto il territorio nazionale.

Nelle scuole ritornano vecchie disposizioni autoritarie e contro la magistratura si studiano dei provvedimenti per bloccare le intercettazioni telefoniche necessarie per le indagini sulla corruzione politica e viene approvato il vergognoso decreto (lodo Alfano) sull’immunità per le più alte cariche dello stato il cui iter parlamentare è stato autorizzato dal Presidente Napolitano. Veltroni balbetta e dimostra che la sua fiacca opposizione non è in grado neppure a contrastare verbalmente il governo e non a caso, in casa PD comincia a manifestarsi l’insofferenza nei suoi confronti.

All’inizio, erano tutti concordi con lui per dividere e sconfiggere la sinistra, ma oggi sono molto divisi sul modo con cui affrontare la loro sconfitta elettorale ed essere meno subordinati a Berlusconi. Da una parte, D’Alema organizza la sua corrente, accattivandosi le simpatie anche di alcunii “dirigenti” che sono stati travolti nella sconfitta della defunta “sinistra radicale”. Da un’altra parte, Rutelli organizza una corrente di centro per distinguersi dalle tentazioni di un riformismo “socialista” e mantenere ferma la barra sul riformismo di stampo cattolico per privilegiare il rapporto con l’UDC e il Vaticano.

Naturalmente, quando si tratta di mantenere salda l’egemonia del riformismo in CGIL, tutte le componenti del PD fanno quadrato e trovano un punto di unità per far avanzare le logiche della concertazione con il governo e la confindustria, la controriforma del CCNL e, di conseguenza, il processo di unificazione verticistica con CISL e UIL. In pratica, come avveniva ai tempi della DC, il PD supera la sue divisioni interne quando si tratta di difendere le logiche dominanti del sistema e non mettere in discussione la produzione del profitto.

In tale situazione, la casta burocratica della CGIL, che si identifica a maggioranza nell’egemonia del riformismo, dimostra di non avere alcuna volontà di indire mobilitazioni generali per contrastare l’attacco contro i lavoratori e fermare il crescente esercito dei morti sul lavoro.

Tutto ciò avviene, mentre l’OCSE ci informa che fra i 30 paesi più industrializzati dell’occidente, i lavoratori Italiani lavorano di più e guadagnano il 20% in meno dei salari medi degli stessi paesi occidentali a fronte di una crescita dei prezzi senza alcun controllo. A tutta risposta il governo Berlusconi fa approvare dei provvedimenti di classe esattamente mirati contro i lavoratori precari, i pensionati, le casalinghe e gli immigrati. Si sta delineato un panorama molto inquietante sul piano sociale e della democrazia, che è contraddistinto da un ceto politico reazionario e arrogante che è al governo a cui è subordinata una debolissima opposizione del ceto politico riformista.

Anche se in forme diverse, entrambi dimostrano di rappresentare gli stessi interessi di classe e pur con ruoli differenti, sono responsabili del degrado e del declino del paese il cui sistema economico rappresenta il vero motore del disordine, della decadenza, dell’impoverimento e dell’imbarbarimento della società italiana.

Tutto lascia pensare che ci troviamo di fronte ad una specie di esercitazione generale di una borghesia stracciona in preda al panico, intenta esclusivamente a controllare socialmente un paese in cui la contraddizione capitale-lavoro rappresenta una mina vagante che può esplodere in qualsiasi momento e in modo del tutto incontrollata.

Quindi, una strategia preventiva orientata all’instaurazione di un modello sociale autoritario, pronto ad essere scagliato contro i lavoratori e naturalmente contro i comunisti e la sinistra, se l’acuirsi delle contraddizioni di classe spingerebbero le forze produttive e lavorative ad una ripresa spontanea delle mobilitazioni generali e del conflitto sociale nei prossimi mesi e nei prossimi anni. In questo grigio scenario politico egemonizzato dall’ideologia borghese si intravedono le macerie e i rottami di una sinistra ormai inesistente nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle piazze, nelle istituzioni, che è in agonia e in preda alla confusione e alla lotta per la sopravvivenza.

Dopo essersi consapevolmente sradicata dalla classe lavoratrice e di conseguenza essere stata cacciata dal parlamento, la sinistra dimostra tutta la sua impotenza e incapacità di opporsi all’offensiva del capitale e dei ceti politici che lo rappresentano in parlamento.

Malgrado ciò, non si sente alcuna vera autocritica e i “grandi strateghi” della sinistra ancora non si assumono le loro responsabilità rispetto le loro scelte e le linee che hanno portato al fallimento politico e all’annientamento di quel minimo di rappresentanza che avevano i lavoratori in Parlamento. Essi, non capiscono che ai lavoratori non importa nulla delle loro schermaglie verticistiche che avvengono nell’ambito dei partiti che componevano “la sinistra l’arcobaleno”.

Questi gruppi “dirigenti” sono stati selezionati e considerati come corpi estranei dagli stessi lavoratori che, proprio con il loro voto verso l’astensione, il PD e le destre, hanno voluto manifestare la loro radicale protesta e indicare a chiare lettere che a loro non interessa quella sinistra becera e senza carattere e che tutti i fabulatori e gli autori del fallimento politico devono andarsene a casa.

In questo quadro generale si sono svolti i Congressi del PdCI e del PRC. Il primo, si è concluso con l’affermazione a grande maggioranza del documento rivolto a “l’unità dei comunisti” pur rilevando che ci sono stati alcuni distinguo che hanno teso a privilegiare il concetto dell’”unità della sinistra”; mentre la mozione di minoranza del PdCI, che chiaramente fa da sponda a quella di Vendola del PRC, ha avuto il 13%.

Il Congresso del PRC si è concluso con la sconfitta della “costituente di sinistra” proposta dalla “mozione 2” di Vendola il quale con il suo 47% ha già dichiarato la costituzione della corrente “rifondazione della sinistra” ad immagine e somiglianza della scomparsa “la sinistra l’arcobaleno”.

Egli, non ha perso tempo e ha indetto una prima riunione del suo nuovo partito a Roma il 29.07.08 dandosi appuntamento a settembre per organizzare l’offensiva con l’aiuto di Bertinotti e della sua rivista “alternative per il socialismo”.

La vittoria della “mozione 1” di Ferrero, che è stato eletto Segretario, è stata possibile anche grazie all’area de “l’ernesto” della “mozione 3” la quale è riuscita a far inserire nel documento politico il punto sulla necessità della riaggregazione e della riunificazione delle forze comuniste e anticapitaliste; mentre un’altra parte della stessa mozione si è accodata al documento di Ferrero senza alcuna condizione, abbandonando l’idea stessa dell’unità dei comunisti per la quale i compagni della stessa mozione si erano impegnati durante tutta la campagna congressuale.

Quindi, un Congresso chiaramente spaccato in due, che ha confermato una debole vittoria di una timida svolta a sinistra in cui la logica predominante e trasversale, ad esclusione dell’area de “l’ernesto”, è stata il No ad una “costituente comunista” e in un intervista sul Manifesto del 30.07.08, lo stesso Ferrero ha già messo le mani in avanti dichiarando che “La costituente comunista non c’è in nessuna delle mozioni”.

Tutto ciò, non lascia troppi spazi a grandi entusiasmi e ottimismi sulla prospettiva futura dei comunisti nel PRC. Intanto, le forze esterne che puntavano sulla “costituente di sinistra” e per un rapporto privilegiato con il PD, deluse della sconfitta di Vendola e di Bertinotti hanno rilasciato alcune significative dichiarazioni. Fava, il coordinatore di SD, ha detto che questo congresso rappresenta un arretramento politico che riporta ad “…un partito minoritario dalla bandiera rossa…”.

I Verdi per bocca della Francescato hanno dichiarato o meglio invitato Vendola a ricostruire una sinistra senza schemi, in altre parole costruire una sinistra non comunista. Da parte sua Sansonetti non perde occasione per ingolfare Liberazione di lunghe interviste a Intellettuali come Revelli, Asor Rosa, ecc. la cui unica preoccupazione sembra essere soltanto quella di individuare le strade per fuoriuscire dalle esperienze comuniste, soprattutto mettendo in discussione, non a caso, la stessa funzione del partito politico. Infine, Veltroni ha detto che con questo Congresso il PRC si è allontanato di più dal PD e manifesta tutta la sua preoccupazione perché si è tornati a parlare di unità dei comunisti che è l’opposto del progetto riformista.

Come si può notare tutte queste forze riformiste e socialdemocratiche, insieme alle formazioni dell’ex maggioranza bertinottiana interne al PRC hanno un denominatore ideologico comune: la paura della ricomposizione delle forze comuniste in un soggetto politico e l’ossessionante impegno a “studiare” il modo con cui impedire che ciò possa avvenire nel nostro Paese. Tuttavia i comunisti ovunque collocati, al contrario di questi “grandi pensatori” della sinistra e soprattutto dopo la disfatta elettorale del 13 aprile, sanno bene che il dato vero da cui nessuno può sfuggire è quello di misurarsi con la stessa realtà oggettiva che ci indica la necessità di avviare un nuovo processo.

Non più l’unità di una sinistra generica senza identità, ma l’unità di classe per la ricostruzione del partito politico e la lotta per un sindacato di classe di cui sono stati espropriati i lavoratoti e le lavoratrici del nostro Paese. Se non si parte da questo, tutto il resto è fumisteria utile ad ossigenare ancora una volta tutte quelle tendenze opportuniste e arriviste incarnate in un piccolo ceto politico agonizzante che si era annidato a sinistra.

Senza la consapevolezza che tale realtà ha demolito tutte le astratte teorizzazioni bertinottiane (queste sì che rappresentano una vera “regressione culturale”) che miravano a trasformare il pensiero comunista in una “tendenza culturale”, non sarà possibile aprire alcuna seria riflessione a sinistra.

Per queste ragioni di fondo è necessario assumere delle chiare e inequivocabili posizioni di classe per ricostruire dal basso un nuovo rapporto con i lavoratori. I comunisti devono ripartire da loro stessi e riprendere in mano il proprio destino per dimostrare ai lavoratori di volere e di sapere intercettare fino in fondo tutti i segnali che provengono dalla loro realtà di classe. Questo compito non può essere delegato a nessuno, perché la costruzione di un Partito Comunista non è l’espressione di una delega dei lavoratori ad un gruppo dirigente che si impegna di rappresentarli nella società e nelle istituzioni, ma bensì, come ci ha insegnato Gramsci, deve essere una parte organica e nello stesso tempo la parte più avanzata della stessa classe operaia!

Perciò, noi speriamo e riteniamo necessario che l’appello “COMUNISTE E COMUNISTI: COMINCIAMO DA NOI”, in piena autonomia, si trasformi in un vero e proprio movimento nazionale! Le forze materiali che dal basso si sono raccolte intorno a questo appello rappresentano un segnale di massa inequivocabile e che nessuno può permettersi di sottovalutarlo. Le migliaia e migliaia di adesioni all’appello (tra cui anche quelle di associazioni, di riviste, dell’area de “l’ernesto”, del PdCI ed di altri ancora) che hanno espresso un’evidente volontà di riunificare tutte le forze comuniste singole e collettive, organizzate e non organizzate, rappresentano una realtà oggettiva da cui va raccolto tutto il significato di classe.

Un appello partito autonomamente da vari soggetti diversamente collocati e che non è di proprietà di alcuna organizzazione comunista o di sinistra ma di tutte/i le/i comuniste/ i del nostro paese. È auspicabile che fin dal mese di settembre, tutto ciò che è stato raccolto e che ancora dovrà essere raccolto intorno all’appello, riesca a concretizzarsi in termini organizzativi con iniziative atte a fare avanzare il processo verso la “COSTITUENTE COMUNISTA” che, in questa fase storica, rappresenta un appuntamento senza alternative nel quale incontrarsi tutti su un piano di pari dignità politica per avviare la ricostruzione di un unico Partito Comunista di massa nel nostro Paese!

Per noi, come redazione, questo è l’orientamento col quale intendiamo dare il nostro contributo e continuare ad essere attivamente presenti, in ogni momento per il processo costituente, con la nostra rivista e con specifiche iniziative tra cui una sulla “condizione della classe operaia e l’unità dei comunisti nel nostro Paese” che faremo nei prossimi mesi a sostegno dell’appello stesso.

L’obbiettivo per l’unità e l’autonomia dei comunisti organizzati in un unico soggetto politico di massa, corrisponde esattamente alla necessità oggettiva dell’unità e dell’autonomia di classe dei lavoratori.

Chi è contro e boicotta, direttamente o indirettamente, l’unità dei comunisti, come fanno i riformisti del PD e la gran parte del gruppo dirigente socialdemocratico della ex “la sinistra l’arcobaleno”, si pone contro l’unità della classe lavoratrice la quale senza un proprio Partito Comunista e un proprio Sindacato di classe non potrà mai liberarsi dallo sfruttamento del sistema capitalista. Non è questo che vuole la borghesia?

21 08 2008
ED (13:34:53) :

Marco condivido quello che tu dici, è vero, verissimo, però votare PD non è la soluzione, perché se è vero che noi ci siamo invischiati in questo caos postmoderno, non dimenticarti che l’attuale PD, nel corso degli anni, ha fatto finta di non vedere che questo nuovo contesto avesse pian piano la meglio sulle conquiste di 50 anni di lotta, fino a farsene apertamente promotore, promuovendolo come l’unico modello possibile di società, di come dovremmo vivere, ed ha dello spaventoso. Quindi, caro Marco, mi riconosco perfettamente sulla tua analisi, però permettimi di dissentire dalla tua soluzione: piuttosto sono dell’idea di infilarsi a capofitto in questa melassa comunista, anche se di comunista italiana c’è da verificare cosa abbia (il secondo aggettivo non è stato messo a caso), dare tutto il nostro contributo per far venir fuori quanto di meglio possiamo sforzarci di creare, dopodiché, se abbiamo seminato bene, raccoglieremo abbondantemente, altrimenti, tutti voi di questo sito, non aspettatevi più che qualcuno vi crederà la prossima volta.

21 08 2008
Angelo (PdCI) (02:32:13) :

Bravo compagno marco, continua a votare PD.
Così sì che difenderai sicuramente gli interessi degli operai, e a quel prezzo varrà ben la pena di prendere a zappate i diritti civili (dico), le questioni di libertà personale (fare uso di marjiuana), la propria libertà fisica (aborto, testamento biologico), la solidarietà e responsabilità societaria verso i disagi (i delinquenti di strada e gli immigrati clandestini).
Forse hai ragione.
Forse dovremmo occuparci di quello a cui pensa la gente comune.
Ma allora dovremmo occuparci in gran parte del Grande Fratello, di quanto è importante Berlusconi per l’Italia (cosa che Veltroni ha già provveduto a fare) e delle partite allo stadio.
No, sai, perché io non conosco molta gente che pensa ad altro, ma magari il PD ne è pieno :)
Del resto tu ti senti comunista, ma ti ci senti solo perché subisci insofferente, come tutti noi, anche tu, il bombardamento ideologico da parte del sistema del capitale, e per lo meno ammetti che per accorgersi di tale scempio è necessaria una sensibilità di tipo comunista.
Niente contro di te, compagno, ma il mio vuole solo essere un invito a non cedere a certi ricatti: o almeno a non cedere al fascino di definirti un comunista.
Saluti comunisti.

17 08 2008
marco gentile (17:05:08) :

Compagni,
stiamo assistendo alla fine dei tradizionali partiti comunisti in Italia.
Purtroppo questa mia costatazione non nasce esclusivamente dal risultato elettorale, ma emerge spudoratamente anche dalle ultime vicende congrassuali, propagandistiche ed dalla manifestazioni di piazza (ormai anch’esse poche).
Il movimento, i partiti e tutti i simpatizzanti comunisti in italia, abbiamo fatto consapevolmente l’errore, grave, di copiare nel peggiore dei modi la deriva politica degli altri partiti comunisti in europa.
in un 21° secolo dove non sono mutati esclusivamente gli scenari politici, ma in maniera camaleontica anche gli scenari e le culture di massa, noi abbiamo avuto la felice idea di elevarci da essa.
la gente ha subito da parte dei peggiori capitalisti un bombardamento culturale senza precedenti e noi non siamo stati capaci di ripsondere alternativamente ad esso.
Giusto per usare parole comprensibili alla gente:
siamo stati capaci di difendere il degrado delle periferie e non di combatterlo, abbiamo avuto la felice idea di parlare di DICO e non di potere di acquisto dei salari, siamo stati capaci e bravi a difendere gli spacciatori e i loro clienti (criminali di strada) ed abbiamo abbandonato gli operai.
Io mi sento Comunista, ma Ho VOTATO PD perchè noi comunisti siamo nei nostri messaggi molto lontani da quello che la gente vuole.
siamo stati sordi nell’ascoltare le masse e eccezzionalmente bravi a vedere problemi “minori”.
dobbiamo imparare dal Vecchio PCI “PARTITO COMUNISTA ITALIANO”.
dobbiamo ascoltare la gente gli opeai, gli impiaegati, i precari.
non dobbiamo cercare elettorati di nicchia.

11 08 2008
Sandro (16:22:52) :

solerosso68@excite.it

Resoconto seconda riunione “Comunisti Uniti Lazio”

Si è tenuta Domenica 3 Agosto a Roma una seconda riunione tra compagne e compagni che stanno sostenendo nel Lazio l’Appello “COMUNISTE E COMUNISTI: COMINCIAMO DA NOI”. Tenendo conto del particolare periodo di ferie pensiamo di poter affermare che il dibattito è stato ben riuscito e partecipato. Vi hanno preso parte molti compagni (del PdCI, dell’area dell’Ernesto del PRC, del MCC, ma anche di non appartenenti ad alcuna organizzazione politica) e fra questi parecchi giovani, tutti impegnati, nel rispetto della storia e dell’identità politica di ciascuno, alla costruzione oggi di una “Casa Comune” di tutti i comunisti ovunque collocati preludio necessario all’apertura di una “Costituente Comunista” che porti all’obiettivo di un Partito unitario in cui si possano ritrovare le migliaia di compagne e compagni ora divisi per via dell´attuale diaspora del movimento comunista italiano.

In circa tre ore di dibattito sono stati affrontati principalmente i due temi all’ordine del giorno, strettamente connessi fra loro:

1. analisi della fase post-congressuale di PdCI e PRC (il dopo Salsomaggiore ed il dopo Chianciano);
2. prossime iniziative politiche unitarie dell’Appello.

Anello di congiunzione di tutti gli interventi è stata la presa d’atto che i due Congressi ci riconsegnano due partiti in cui, pur a differenti livelli, sono arretrate le fallimentari posizioni governiste degli ultimi anni alle quali si deve, in larga parte, il crollo di riconoscimento politico-sociale dei comunisti* in Italia come testimonia l’esito delle ultime elezioni di aprile (ma non solo). E perciò, alla luce di questo percorso di riconquista dell´unità e dell´autonomia dei comunisti, può essere reputato sicuramente positivo il fatto che dal congresso del PRC emerga una linea sicuramente “più a sinistra”, che non si limita più a promuovere soltanto un´opposizione di classe attiva alle politiche berlusconiane, ma rivendica anche una totale alternatività al progetto del PD a livello nazionale.

Idem per un PdCI che rompe coi progetti della costruzione di una sinistra moderata subalterna alle posizioni del PD ed è attento alla necessità di unificare i comunisti.

Positive le aperture, più o meno esplicite, verso le forze comuniste e anticapitaliste esterne a questi due partiti soprattutto se non saranno concepite come meri tentativi di “annessione”.

Per tutto quanto detto, invece, molto negativo sarebbe se questi due Partiti dopo i congressi scegliessero di richiudersi nuovamente in sé stessi, abbandonando e annullando le spinte all’Unità uscite allo scoperto dalla propria base e non solo, con l’Appello Comunisti Uniti (che dichiara apertamente di aspirare alla ricostruzione di un progetto di una Casa Comune per tutti i compagni e le compagne ovunque collocati/e). Non solo. Sarebbe fortemente controproducente dare l’impressione di aver sostenuto questo Appello a semplice uso interno dei due rispettivi Partiti e/o col fine di costruire un’alleanza valida solo per le prossime elezioni europee quando, ormai da troppo tempo, le compagne ed i compagni chiedono uno sforzo in più: l’Unità strategica delle e dei Comunisti e la riqualificazione di un progetto nazionale di trasformazione anticapitalista partendo da contenuti di lotta e programmi di classe.

Il fatto che per alcuni non sia praticabile dall’oggi al domani la costituzione di una Costituente Comunista - in cui le componenti politiche attualmente esistenti superino tutte le differenze, che tutt’ora permangono, e si “sciolgano” per la costruzione di un unico soggetto politico unitario - non significa che non sia necessario da subito costruire momenti politico-organizzativi che vadano verso questo obiettivo ormai ineludibile.

Per questo motivo nella precedente riunione abbiamo prefigurato e proposto un percorso intermedio “a doppia appartenenza” (una sorta di “cantieri unitari”) in cui ciascun compagno, pur mantenendo la propria identità organizzativa nei percorsi politici in cui crede, parallelamente si impegni lealmente in un ambito comune di costruzione di strategie unitarie (e non solo per coordinarsi su semplici iniziative estemporanee).

Un ambito aperto alla partecipazione di tutti e perciò rivolto non solo ai compagni ed alle compagne nel PRC e nel PdCI, ma anche alle altre organizzazioni politiche comuniste oggi esistenti che condividano questo spirito unitario. Queste ultime, infatti, sembrano oggi limitarsi a proposte di “convergenza tattica” tra sigle solo su questo o quel punto, quando non scivolano addirittura nell’autoreferenzialità vera e propria, promuovendo, al massimo, degli “intergruppi” che, oltre ad essersi già dimostrata una strada fallimentare, tagliano fuori di fatto le migliaia di compagni e compagne senza appartenenza e non costruiscono momenti che possano durare nel tempo.

Non pensiamo sia il momento di tirare il sasso e nascondere la mano. Pur mantenendo, in questa fase, ognuno la propria identità e autonomia politico-organizzativa c’è bisogno di scelte più coraggiose e di meno calcoli di rendita politica. Seminare il terreno per una fase costituente significa proprio questo: avere il coraggio e la voglia di sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda (se non su tutto quantomeno su alcuni precisi punti fermi teorici e pratici condivisi), ognuno dalla postazione del proprio ambito d’appartenenza, spingendo nella stessa direzione della riunificazione nelle lotte e in strutture unitarie che raccolgano e moltiplichino le forze di tutti i comunisti oggi dispersi (nel PRC e nel PdCI in primis, ma anche in Sinistra Critica, Rete dei Comunisti, MCC, PCL, PdAC, nelle varie organizzazioni e coordinamenti comunisti da tempo extraparlamentari per scelta, nelle migliaia di individualità politiche che non si riconoscono più nelle componenti comuniste organizzate esistenti).

Pertanto chiediamo a tutti e tutte coloro che hanno sostenuto fino ad oggi l’Appello Comunisti Uniti di rilanciarlo e promuoverlo in ogni angolo del paese.

Per non ripetere gli errori del passato pensiamo, infatti, che bisogna approfittare della inevitabile ripresa dell’opposizione e della lotta contro le politiche reazionarie di Berlusconi e Confindustria per costruire una piattaforma anticapitalista che sappia rappresentare stabilmente, in questa fase presumibilmente non breve, gli interessi delle classi sfruttate e che sappia riconnettere le idee del comunismo alle aspirazioni di queste ultime.

Molteplici saranno le occasioni da non perdere per ricostruire sul campo la credibilità persa dai comunisti nel nostro paese nei confronti del sentimento popolare diffuso. Dalle mobilitazioni contro la manovra finanziaria, per la difesa ed il rilancio del contratto nazionale e dei salari. Fino a quelle contro la precarietà ed il carovita, in difesa dei diritti dei lavoratori immigrati e contro le politiche razziste e securitarie del governo Berlusconi, a fianco dei movimenti in lotta per la difesa dell’ambiente e per il diritto alla casa. Per arrivare alla difesa dei diritti democratici residui oggi attaccati e al sostegno del diritto allo studio. Fino alle future manifestazioni contro le basi militari e al fianco dei popoli che resistono, contro le missioni italiane all’estero e le guerre imperialiste sia se sostenute dagli USA che dalla UE.

Se c’è la volontà politica di trovare percorsi di unità e lotta, terreni da dove cominciare non mancano di certo. Nella precedente riunione del 12 Luglio già emerse come “la riunificazione dei comunisti o passa da un programma autonomo, da un’indipendenza ideologico-culturale e da un’organizzazione comunista che riconnetta anche a livello di sentimento di massa le idee e le prospettive del socialismo e del comunismo nel XXI Secolo, oppure verranno ripetuti all’infinito gli errori del passato quando è stato fin troppo palese il ruolo subalterno delle comuniste e dei comunisti (appoggio ai governi filo-padronali e “neo-liberisti” dei Padoa-Schioppa e dei Dini; governismo a tutti i livelli ed a tutti i costi; creazione della Sinistra Arcobaleno, “stampella borghese”, di cui le dirigenze dei due partiti ufficiali portano gran parte delle responsabilità; assunzione del paradigma della compatibilità e della concertazione in luogo dell’anticapitalismo e del conflitto di classe)” e su questa traccia sono stati individuati alcuni terreni di lavoro che, già da Settembre, dovrebbero vedere i compagni e le compagne di Roma e del Lazio che sostengono questo Appello come protagonisti/e di una “stagione nuova” di mobilitazioni, confronti, iniziative pubbliche.

Per contribuire alla scrittura di questa “agenda autonoma” dei comunisti, ed al rafforzamento di un coordinamento unitario per la mobilitazione sulle questioni politiche e sociali, vengono pertanto avanzate alcune proposte per essere presenti attivamente in alcuni appuntamenti autunnali già previsti con modalità da verificare collettivamente nei prossimi incontri del gruppo nei primi giorni di settembre:

• sostenere lo Sciopero Generale indetto dal Sindacalismo di Base per il 17 Ottobre su salario, precarietà, pensioni e sicurezza sul lavoro;

• appoggiare le eventuali iniziative delle opposizioni nella CGIL in difesa del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro anche in eventuali Referendum per il NO di fronte ad accordi-bidone che dovessero essere presentati ai lavoratori;

• sostenere le prossime mobilitazioni dei lavoratori immigrati per il diritto alla cittadinanza nella consapevolezza della necessità di costruire piattaforme unitarie coi lavoratori italiani in quanto entrambi appartenenti alla medesima classe di sfruttati del nostro paese;

• sostenere con forza le vertenze già aperte sia sul lavoro che sul territorio (per esempio contro gli esuberi in Alitalia ed in Telecom oppure contro la costruzione del Corridoio Roma-Latina e la Turbogas ad Aprilia) ed appoggiare le esperienze di organizzazione dal basso e di “mutuo soccorso” che si sono create su questi terreni; • appoggiare le mobilitazioni preannunciate all’Università contro gli attacchi al diritto all’istruzione e contro le privatizzazioni e le aziendalizzazioni degli atenei che verrebbero così completamente subordinati agli interessi della Confindustria;

• aderire alla manifestazione nazionale proposta da PdCI e PRC per ottobre per rilanciare l’opposizione sociale al Governo Berlusconi dando visibilità massima alla proposta dell’Appello Comunisti Uniti e dei cantieri unitari. Inoltre si propone di sperimentare dei terreni di iniziativa comune di questo gruppo locale di sostenitori dell’Appello Comunisti Uniti:

• costruendo momenti di mobilitazione contro il Carovita nei mercati dei quartieri dove siamo presenti con massicci volantinaggi (il prezzo del pane, per esempio, ha subito un rincaro del 25%);

• promuovendo unitariamente alcuni momenti di dibattito ed analisi politica per ricostruire una cassetta degli attrezzi comune utile per comprendere e intervenire nella realtà dello sfruttamento oggi. Prendendo atto della non praticabilità immediata della precedente proposta di un campeggio a settembre, raccogliamo l’invito a un incontro nazionale reso pubblico dai sostenitori dell’Appello in Campania, già strutturatisi in un locale “Cantiere per la Costituente Comunista”, per un incontro nazionale che sopperisca alla mancanza di comunicazione e coordinamento nazionale tra le migliaia di sostenitori dell’Appello delle differenti regioni. Come da loro comunicato: “… poiché le esigenze di incontro, di conoscenza, di discussione, di confronto e, possibilmente, di un coordinamento tra noi permangono, stiamo lavorando ad organizzare un incontro per la fine di settembre o i primi di ottobre a Napoli. Pensiamo ad un paio di giorni (sabato e domenica) di discussioni tematiche. Sarà nostro impegno fare in modo che i compagni interessati a partecipare possano farlo con ospitalità a bassissimo costo.”

Su questo rinnoviamo la richiesta ai gestori delle mailing list e del sito http://www.comunistiuniti.it di attivarsi per mettere in contatto i vari “nodi” regionali che già oggi raccolgono centinaia di compagne e compagni di differenti provenienze e storie politiche, e che condividono questa voglia di una svolta e di spinta all’unità.

Rimangono validi e rafforzati i seguenti punti enucleati nel precedente resoconto:

- Ci impegniamo, come gruppo del Lazio, a rimanere in contatto anche in questi mesi estivi (attraverso la mailing list e non solo) per coordinarci da subito in eventuali mobilitazioni contro il governo Berlusconi, contro gli attacchi ai diritti del movimento dei lavoratori o degli immigrati.

- Ci impegniamo, nello spirito unitario che abbiamo dichiarato, anche a riconvocarci a Roma nei primissimi giorni di Settembre con tutti quei compagni della lista del Lazio che non hanno potuto partecipare oggi per strutturare questo percorso nella nostra Regione, con una riunione che stavolta convocheremo pubblicamente in luogo da decidere.

- Chiediamo ai gestori delle liste e del sito che vengano informati di ogni iniziativa e riunione intraprese tutti i firmatari dell’Appello e non solo gli iscritti nelle mailing list.

- Ci assumiamo l’impegno di rendere sempre pubblici i resoconti delle riunioni e degli incontri per favorire il massimo dell’estensione e del coinvolgimento delle iniziative che scaturiranno da questo Appello. Come nello spirito dichiarato nell’Appello: Comunisti Uniti, ripartendo dai militanti del PRC e del PdCI, ma anche da tutte quelle comuniste e comunisti che sono sparsi ovunque e ovunque organizzativamente collocati.

Roma, 3 Agosto 2008

11 08 2008
redazione (10:56:32) :

Caro Fabio, il fax è arrivato di sicuro, le firme saranno inserite tra qualche giorno poichè il compagno che si occupa dei fax ha avuto dei problemi ed è stato impossibilitato a svolgere il suo ruolo per un pò di tempo. Ti chiediamo scusa ma il lavoro sul sito viene svolto da compagne e compagni a titolo di volontariato.

11 08 2008
Cantiere Napoletano (09:56:11) :

A sostegno dell’appello Comunisti Uniti e della necessità di riaprire il confronto e l’iniziativa comune tra le forze comuniste oggi disperse per diversi sentieri, dal mese di maggio sono stati organizzati a Napoli e dintorni numerosi incontri tra compagni provenienti dal PRC (area Ernesto), PdCI, CUC-MCC, Città del Sole, Rete dei Comunisti e molti compagni non appartenenti ad alcuna organizzazione politica o collettivo.
A seguito delle iniziative sorte in Campania è nato un “Cantiere per la Costituente Comunista” unitario tra tutti (dove a nessuno è richiesto in questa fase di abbandonare la proprta organizzazione o Partito) che lancia un appello di INCONTRO NAZIONALE tra tutte le realtà regionali nate a seguito di questo Appello, con mailing list e luoghi di incontro in ogni regione. Di seguito la lettera-appello che sta girando in tutta Italia.

Cari compagni,

l’idea di organizzare una settimana di discussione e di lavoro in un
campeggio nei primi giorni di settembre ha incontrato il favore
pressocché unanime di tantissimi compagni. La maggior parte ci ha,
però, fatto presente che la proposta veniva in ritardo, quando le
ferie erano terminate e quasi tutti sarebbero stati costretti a
tornare al lavoro. D’altro canto i tempi sono stati determinati da
quanto è accaduto a partire dal 13 di aprile. Infine dobbiamo
scontare la situazione di estrema dispersione e di totale mancanza
non soltanto di organizzazione, ma anche di coordinamento. L’ipotesi
del campeggio voleva iniziare anche a colmare questo vuoto.
Abbiamo, allora, deciso di rinunciare per quest’anno al campeggio,
rinviando la cosa al prossimo anno.
Tuttavia, poiché le esigenze di incontro, di conoscenza, di
discussione, di confronto e, possibilmente, di un coordinamento tra
noi permangono, stiamo lavorando ad organizzare un incontro per la
fine di settembre o i primi di ottobre a Napoli. Pensiamo ad un paio
di giorni (sabato e domenica) di discussioni tematiche. Sarà nostro
impegno fare in modo che i compagni interessati a partecipare possano
farlo con ospitalità a bassissimo costo.
Vi preghiamo di farci avere il vostro parere, corredato naturalmente
di suggerimenti e proposte concrete.
Entro i primi di settembre, inoltre, dovreste farci sapere quanti
compagni effettivamente pensano di partecipare.
Buon lavoro a tutti e saluti comunisti.

Il Cantiere per la Costituente Comunista in Campania
sergiomanes@lacittadelsole.net

10 08 2008
Fabio (11:08:49) :

E’ passato un mese da quando ho inviato una decina di firme via fax. Non le vedo pubblicate e volevo sapere se sono arrivate.
Fabio

7 08 2008
Niccolò Zanotelli (23:59:14) :

Che dire, come spesso è già accaduto le analisi politiche dei Carc non fanno una grinza.

Saluti
Niccolò Zanotelli

6 08 2008
Valter (14:09:14) :

Per Roberto da Valter CARC
considero molto importante che si possa avere altre occasioni per dibattere e confrontarci su di una materia di importanza strategica come quella della rinascita del movimento comunista nel nostro Paese. E’ per questo motivo che intendo postare la lettera aperta che la nostra federazione Lombardia Piemonte ha inviato alla base del PdCI di Torino parte della quale ha intrapreso con noi un percorso di politica da fronte che va nella giusta direzione e rappresenta uno degli aspetti pratici che confermerebbero la nostra teoria. In attesa di altre occasioni di dibattito, invio la lettera aperta a quella che noi definiamo la base rossa del Blocco Popolare. Saluti comunisti. Valter carctorino@yahoo.it tel.3476558445

“Lettera aperta agli iscritti di base del Partito dei Comunisti Italiani - sez. K.Marx Lingotto”

Cari compagni,
la vostra sezione e la sez.A.Gramsci di Torino del P-CARC hanno condiviso, sino ad ora, una serie di iniziative comuni che marciavano nella corretta direzione di una politica da fronte (conoscenza reciproca, dibattito franco e aperto, sostegno reciproco contro la repressione) necessaria per porre le basi per la rinascita del movimento comunista nel nostro Paese. Abbiamo fatto fronte comune su alcune questioni specifiche come:
l’antifascismo militante,
il sostegno e la solidarietà alle popolazioni che lottano per la loro autodeterminazione (pensiamo al popolo Tamil, come a quello palestinese),
la solidarietà nei confronti dei due compagni turchi Zeynep Ilic e Avni Er che ha visto la vostra sezione e la nostra impegnate in due presidi (La Stampa e Comune di Torino) e nell’opera di denuncia pubblica della situazione in Turchia.
Avete inoltre partecipato al nostro congresso federale con attenzione ed entusiasmo e sottoscritto una mozione in sostegno e solidarietà ai rivoluzionari prigionieri.

Queste iniziative comuni si sono potute svolgere grazie ad un rapporto schietto e franco che non mancava anche di confrontare e dibattere posizioni che erano distanti tra loro ma che hanno trovato la loro dialettica proprio nella lotta ideologica espressa nella forma più costruttiva possibile tra noi e voi.
La nostra sezione ha accettato volentieri l’invito da voi rivoltoci e abbiamo partecipato con altrettanto entusiasmo al vostro congresso di sezione, durante il quale abbiamo portato un saluto critico (dibattito franco e aperto) sì, ma di auspicio affinché il vostro congresso potesse essere l’occasione per sviluppare un percorso di bilancio dell’esperienza, di dibattito su linea e metodi, di critica-autocritica-trasformazione che coinvolgesse altre FSRS (Forze Soggettive della Rivoluzione Socialista) ma, principalmente, quella che noi definiamo la “base rossa del Blocco Popolare” e cioè i compagni che hanno la falce e il martello nel cuore, quelli sinceri e onesti che con determinazione hanno deciso di dedicare la loro vita a cambiare sul serio lo stato di cose presenti, a porre fine al sistema capitalista, a fare dell’Italia un nuovo paese socialista. Durante il vostro congresso di sezione, alcuni compagni dello stesso direttivo hanno posto al centro del dibattito la necessità di un cambiamento in senso rivoluzionario del loro partito: “Non bisogna limitarsi ad affermare di essere comunisti ma bisogna agire come tali”. Questi compagni hanno affermato nei loro interventi il ruolo della lotta di classe come motore della trasformazione sociale e la necessità di lavorare per trasformare il nostro paese in senso socialista. Anche dalla relazione del segretario della sezione traspariva questo orientamento, anche se supportato da una analisi per così dire capovolta della situazione attuale che metteva al centro il carattere culturale della crisi del sistema capitalista e non quello economico a causa del quale vanno in crisi anche gli altri settori della società, dalla politica alla cultura.
Lo stesso saluto lo abbiamo portato a quella base generosa, presente al vostro congresso provinciale, che lo ha condiviso in modo piuttosto ampio considerati gli applausi dalla platea dopo il breve intervento del segretario della sez. A.Gramsci del nostro Partito.
Voi, compagni della sez. K.Marx del PdCI, avete mostrato che una politica da fronte è possibile e può funzionare solo se viene condotta con i criteri di base che hanno sino ad ora caratterizzato il nostro percorso comune, solo se le differenze tra noi e voi vengono dibattute e messe sul piatto del confronto chiaro, esplicito, a volte duro, ma privo di pregiudiziali di sorta.
Abbiamo potuto stabilire quindi che, malgrado le differenze sostanziali legate alle scelte e alle strategie nazionali siano molte e molto profonde, sono molte anche le cose che uniscono la “base rossa” e su queste crediamo sia necessario continuare a lavorare.
Il risultato elettorale del 13 e 14 aprile scorso ha sancito la disfatta della sinistra borghese, di quella sinistra che non propone alcuna alternativa al sistema capitalista ma che vorrebbe soltanto riformarlo, renderlo migliore e meno crudele. Quella sinistra che invece di rifondare il comunismo ne denigra l’esperienza storica, quell’esperienza gloriosa ed edificante dei primi paesi socialisti.
Il 13 e 14 aprile è stata sconfitta sonoramente una sinistra che si limitava al piagnisteo e a pregare i padroni di essere più comprensivi con gli operai e i lavoratori invece di organizzare gli operai e i lavoratori alla lotta senza quartiere contro l’irriducibile nemico di classe: la borghesia.
Questa sonora batosta elettorale non piove dunque dal cielo ma trova le sue origini nel revisionismo moderno, nel riformismo di cui la sinistra borghese è impregnata e che ha accentuato sempre più la distanza che la separa dagli interessi della classe operaia e dei restanti settori delle masse popolari.
Fosco Giannini (dell’area dell’Ernesto di Rifondazione) e parte del PdCI sono tra i promotori dell’appello per l’unità dei comunisti “Comuniste e comunisti: cominciamo da noi”che ha fatto seguito al risultato elettorale dell’aprile scorso e al quale il nostro Partito aveva già risposto con una lettera aperta dal titolo ”Il comunismo non è un’opinione”che metteva in luce le motivazioni per cui non avremmo aderito a quell’appello e i passi che invece crediamo debbano essere fatti per favorire la rinascita del movimento comunista. Infatti, l’appello “Comuniste e comunisti: cominciamo da noi”, anche se animato dalla volontà di riscossa dei suoi promotori, ha il limite di riproporre un percorso che si è già dimostrato fallimentare, di insistere negli stessi errori che hanno portato alla situazione attuale. Senza un bilancio serio, una critica e un’autocritica che preluda alla trasformazione in senso rivoluzionario, non crediamo sia possibile raggiungere “un’unità” dei comunisti ad un livello superiore, che non sia solamente un contenitore fine a se stesso. Crediamo, ad ogni modo, che lo spirito che ha animato parecchi compagni firmatari dell’appello in questione vada valorizzato e interpretato positivamente. Cosa che i dirigenti del PdCI, proprio durante il congresso della federazione torinese, hanno dato prova di non volere fare, anzi, lo stesso Diliberto, durante il suo intervento di chiusura, ha mostrato come i dirigenti intendano ripercorrere la stessa strada che ha condotto il PCI e la sinistra italiana alla situazione in cui ora si trova. Ha detto a chiare lettere che il partito comunista deve ripartire dal partito di Berlinguer, cioè in sostanza da quel partito che proprio i revisionisti alla Berlinguer avevano trasformato da partito che guidava e organizzava gli operai e i lavoratori a “fare come in Russia” (cioè a prendere in mano la direzione del nostro paese) in sinistra dello schieramento politico borghese, come venne sancito ufficialmente alcuni anni più tardi alla Bolognina (a questo proposito vi alleghiamo il Comunicato del (n)PCI del 23.05.08 perché è molto utile e chiaro). Il vostro segretario nazionale ha anche affermato che i referenti principali del PdCI sarebbero da ricercare nell’elettorato del PD, individuando nel passaggio dei voti dal PdCI e dalle componenti “radicali” della sinistra italiana allo stesso PD e nel cosiddetto “voto utile” la causa della disfatta elettorale di aprile. Il segretario nazionale del PdCI affermava anche che il partito comunista deve crescere e rafforzarsi sul terreno elettorale dando così conferma di volere persistere con il parlamentarismo. Infatti il segretario nazionale non ha accennato minimamente alla forma tattica dell’utilizzo delle istanze elettive ma le ha definite strategiche e assolute. Altro che leninismo! Altro che autocritica! Il discorso di Diliberto era una sequela di accuse al PD e al PRC oltre che alla mozione II° del gruppo della Belillo. L’autocritica, cari compagni, è ben altra cosa, essa riguarda i limiti propri e se fatta preluderebbe ad un’ ipotesi di cambiamento, di miglioramento, di superamento dei limiti interni individuati.
Una grande occasione per sancire quel cambiamento tanto sbandierato dai dirigenti del vostro partito sarebbe stata anche quella che ha avuto Chieppa, il vostro segretario federale, il quale, a seguito di un intervista de La Stampa dopo il primo giorno di congresso, non ha trovato di meglio da fare che subire supinamente l’influenza della stampa borghese dissociandosi dall’intervento di saluto del nostro dirigente al congresso provinciale del vostro partito. Chieppa, incalzato dalle domande del giornalista che gli chiedeva del motivo per cui avessero preso la parola i CARC al congresso del PdCI, rispondeva: “non vi è alcuno sdoganamento da parte del mio partito nei confronti dei CARC. Non li abbiamo invitati ma si sono presentati e hanno chiesto la parola. Hanno parlato tre minuti e sono andati via”. Il vostro dirigente provinciale ha dato prova di essere molto più preoccupato di quello che pensa la borghesia dei rapporti tra voi e noi piuttosto che di quello che pensano gli operai e gli altri settori delle masse popolari che invece hanno applaudito l’intervento di saluto del nostro Partito.
Come se non bastasse, a seguito del presidio di fronte al comune di Torino (annunciato pubblicamente da un consigliere di circoscrizione durante il congresso provinciale del PdCI) contro l’espulsione di Nazan Arcan, al quale aveva aderito anche la sezione K.Marx del PdCI, i consiglieri comunali dello stesso partito, invece di scendere dalle poltroncine comunali e andare a sentire cosa dicessero e cosa volessero i propri iscritti, hanno immediatamente redarguito il segretario della sezione minacciando di fare intervenire la commissione di garanzia del partito. I consiglieri pare si siano offesi perché, durante il presidio, i compagni presenti avrebbero chiesto a gran voce l’interessamento degli stessi consiglieri su di una questione relativa alla difesa e all’applicazione della nostra Costituzione che tanto dicono di voler difendere. Il consigliere Gallo, che era stato chiamato a scendere per parlare con i manifestanti, aveva annunciato che sarebbe sceso appena liberatosi ma, alla chiusura del consiglio comunale, non si era fatto ancora vedere, anzi, fuggiva alla chetichella insieme agli altri suoi colleghi, di destra e di sinistra, che uscivano dal consiglio. Ma la commissione di garanzia di un partito che si dice comunista non dovrebbe intervenire nei confronti dei consiglieri e dei suoi dirigenti che del comunismo e dell’antifascismo se ne fanno beffa invece che minacciare l’intervento sui compagni generosi e sinceramente comunisti che lottano veramente per la difesa della Costituzione e contro il fascismo?
Cari compagni, questi sono soltanto alcuni degli esempi che confermano il buon viso e il cattivo gioco di alcuni dirigenti del PdCI. Il comunismo non è un’opinione, dire di essere comunisti non è sufficiente. Bisogna agire da comunisti! E quando alcuni generosi e sinceri compagni come quei giovani studenti e operai della sez. K.Marx, non si limitano ad affermare il loro essere comunisti ma agiscono da tali, ecco che i dirigenti più influenzati dalla borghesia e dalla sua cultura intervengono d’ufficio e minacciano il commissariamento della sezione rea di aver rotto il quieto vivere garantito dalle regole del gioco dettate dalla classe dominante. Diliberto, citando Marx, durante il suo intervento di chiusura aveva affermato: “la cultura dominante è quella della classe dominante”. Marx aveva senza dubbio ragione e Diliberto, Chieppa, Gallo e altri dirigenti del PdCI ne sono senza dubbio l’esempio.
Compagni, questa lettera vuole rilanciare ad un livello superiore il dibattito franco e aperto e la politica da fronte tra comunisti che, come voi, hanno dato dimostrazione di volerlo essere agendo come tali e di volersi emancipare dall’influenza della classe dominante che determina le regole della sua democrazia, la democrazia borghese. I partiti o i gruppi che per rispetto delle regole democratiche borghesi hanno operato dovendo limitare la propria azione a quelle stesse regole, saranno sempre più soggetti all’influenza della borghesia e, al loro interno, emergeranno le posizioni di destra, liquidazioniste e interclassiste che contribuiscono al rafforzamento del nemico di classe.
“Compagni, adesso tocca a noi!” era il titolo dell’editoriale apparso sul numero 7-8 di Resistenza, foglio mensile del P-CARC. Tocca a noi, a voi e a tutti i sinceri comunisti che portano la falce e il martello nel cuore.
(…) fare i comunisti vuol dire usare ogni occasione per elevare la coscienza ideologica e politica delle masse popolari per combattere l’influenza della destra borghese, dei fascisti, del clero e della sinistra borghese sulle masse popolari fino a romperla, fino a rendere impossibile alla borghesia gestire la facciata democratica della sua dominazione (…) Non basta essere CONTRO ma bisogna incominciare ad essere PER. Occorre avanzare proposte rivoluzionarie. Le proposte né carne né pesce non mobilitano, non sono realiste, sono smentite dall’esperienza quotidiana: lo confermano sia il tracollo della sinistra borghese, sia i voti raccolti dalla Lega. Occorre aprire prospettive di rivolgimento radicale e completo dell’ordinamento attuale. Bisogna iniziare a dire chiaro e tondo che l’unica società alternativa al capitalismo è il socialismo, una società senza padroni diretta dai lavoratori per i lavoratori! E bisogna iniziare a lavorare qui ed ora per costruirla perché non cade dal cielo! (da Resistenza 7-8, luglio/agosto 2008).

Il nostro Partito propone dunque il rilancio della politica da fronte ad un livello superiore invitandovi a continuare ad agire da comunisti e a proseguire nella lotta per la rinascita del movimento comunista, per fare del nostro Paese un paese socialista. Invitiamo quindi tutti i compagni della “base rossa” con i quali abbiamo intrapreso questo percorso, a costruire insieme un incontro dibattito sul socialismo, sulla necessità del socialismo come unico mondo possibile alternativo al sistema capitalistico, sulla possibilità di costruire questa alternativa anche nel nostro Paese. Il socialismo non è soltanto possibile ma è necessario. Auspichiamo quindi che l’incontro possa anche porre le basi per la vostra adesione e partecipazione attiva, portando la vostra esperienza e il vostro contributo, alla campagna lanciata dal P-CARC sulle ragioni e la possibilità del socialismo nel nostro Paese, come in altri paesi del mondo. Una campagna pensata per restituire fiducia a quella base rossa e a quelle forze sane che sono state liberate dalla caduta disastrosa dei revisionisti moderni, dei riformisti e dei liquidatori e denigratori della prima ondata della rivoluzione socialista che ha sollevato intere popolazioni per un terzo dell’umanità. Una campagna che sviluppi propaganda e organizzazione attorno all’accumulo delle forze rivoluzionarie per fare del nostro Paese un paese socialista, spiegando nel modo più concreto e semplice possibile

- che la lotta contro il programma comune della borghesia e per difendere ed estendere diritti e conquiste può affermarsi solo nell’ambito della lotta contro l’attuale sistema economico, politico e sociale (il sistema capitalista) e per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, cioè nell’ambito della rinascita del movimento comunista
- che rinascita del movimento comunista vuol dire costruzione del nuovo potere che si contrappone al potere della borghesia imperialista capeggiato dalla Corte Pontificia e sostenuto dai gruppi imperialisti USA e sionisti; vuol dire ricostruire quel tessuto di organizzazioni di massa anticapitaliste che avevano reso forti gli operai e le altre classi delle masse popolari qualcosa, cioè ricostruire qualcosa che nel nostro paese abbiamo costruito a un certo livello già due volte (Biennio Rosso e Resistenza), superando i limiti e gli errori della sinistra che hanno permesso l’affermarsi del revisionismo moderno con il conseguente periodo di crisi e di declino del movimento comunista
- che fare dell’Italia un nuovo paese socialista è necessario e possibile, è l’unica via di uscita possibile dalla crisi e dal marasma in cui la borghesia imperialista ha gettato la nostra società, l’unica via positiva per le masse popolari e alternativa a quella della borghesia
- che cosa significa fare dell’Italia un nuovo paese socialista;
indicando come compito l’accumulazione delle forze rivoluzionarie, indicando le linee, i metodi, le parole d’ordine, ecc. con cui promuovere la mobilitazione delle masse popolari e la loro organizzazione a partire da problemi e lotte specifiche in modo che diventino una scuola di comunismo: promozione della mobilitazione per irrompere nel teatrino della lotta politica borghese, contro la repressione, contro il fascismo, contro il carovita e il peggioramento delle condizioni di lavoro, contro la destra sindacale e per il rinnovamento del movimento sindacale, sul problema della sicurezza.

In attesa di un vostra risposta salutiamo a pugno chiuso.
Compagni, adesso tocca a noi! Avanziamo nella lotta per il socialismo!

Per la federazione Piemonte e Lombardia del P-CARC Valter Ferrarato membro della segreteria federale e segretario della sez. A.Gramsci di Torino. tel 3476558445 carctorino@yahoo.it

6 08 2008
4 08 2008
Alessandro Bario (11:55:43) :

Nessuna aspettativa, dunque nessuna delusione.
Le fasi congressuali dei due “maggiori” partiti comunisti nazionali non hanno fatto altro che confermare gli sviluppi presagiti. Sono contento che il compagno Diliberto abbia ripreso in mano le redini del PDCI, sono contento che lo stesso PDCI non abbia sbandato eccessivamente su posizioni neocentriste o radical-qualunquiste come è accaduto ai vicini di casa di Rifondazione, e cioè Vendoliane da una parte, Ferreriane dall’altra.
Parafrasando un verso di De Andrè direi che “i dirigenti di Prc mentre ballavano la polka sopra il muro hanno mostrato e tutti il loro buco del culo”. E mentre dalle nostre televisioni assistiamo alla compagna Luxurya impegnata ad elemosinare all’Isola della Trombosi quella fetta di consenso mai acquisita nelle piazza nè tanto meno nelle urne, osserviamo anche all’uscita di scena di quello che Pansa, in un raro momento di lucidità, definì il Parolaio Rosso. Ora resta il quesito determinante: che voglione fare da grandi PRC e PdCI? Ma soprattutto CHE VOGLIAMO FARE NOI???

1 08 2008
Val (08:49:40) :

Segue.
quando è troppo giovane per andare in pensione, ma vecchio per essere spremuto come un limone?
Di chi è precario a giorno oppure part-time o per il servizio che interessa al richiedente la prestazione d’opera?
Di chi lavora in nero perchè prendere o lasciare e così via?
Queste ,che vi piaccia o no sono le realtà dei fatti e, continuando su questa strada noi possiamo soltanto augurarci di percepirla per non essere,un giorno costretti a viverla questa situazione (se già a molti non succede): prima o poi davvero gli altri siamo noi e,badate bene,fino al limite estremo della povertà e miseria materiale.
Per quella spirituale,noto con rammarico, che il processo di proselitismo nella realtà quotidiana è più che in corso.
Forse davvero a noi tutti che ci dichiariamo comunisti serve un periodo di riposo assoluto non soltanto fisico per concentrarci su quello che veramente è necessario fare.
Io mi domando a cosa possa mai servire incalanare la discussione sui numeri,sulle percentuali,sul voi siete quattro amici al bar e noi invece di come di comunista ci sono rimaste soltanto le tre lettere iniziali per formare la parola com …itiva, quando non c’è rimasto da esportare fuori dalla militanza e dalla simpatia più nulla dei nostri valori?
Guardate che la propria fine molto spesso la decretiamo da soli e noi stiamo facendo questo.
Posso comprendere che ci possono essere difficoltà nel seguire o nell’espimere la logica dei discorsi specie se questi risultano essere troppo lunghi,logorroici,fastidiosi per il proprio credo settario o impegnativi come contributo alla riflessione , ma il fine dell’appello è chiaro ed è solo uno e imprescendibile:L’UNIONE DEI COMUNISTI!!!!
Quindi,visto che richiama a se qualunque cosa che da ogni donde vada in direzione unitaria,univoca,qui serve cari compagni solo un convinto supporto e deciso contributo alla proposta che aiuti il comunismo voltare definitivamente pagina .
A meno che, non si abbia voglia di continuare a perseverare!!!!!!!
Concludo con un invito rivolto ai promotori dell’appello per la regione Lombardia che chiede loro di cercare di fare un grande sforzo per pubblicizzare sia nel sito lombardo che qui l’avvenimento di settembre targato C.U. Lombardia.
Se le adesioni lombarde raccolte qui nel sito nazionale sono 596 (più il federaledi un partito e un’associazione studentesca)e quelle raccolte nel sito lombardo sono o 79 o 145-146 (mistero di gooogle?),vuol dire che qualcosa dal nostro semplice scrivere o dal modo di fornire o richiedere, già da subito ,un aiuto concreto e tangibile all’organizzazione e a chi ha dato l’adesione non è andato per il verso giusto o mi sbaglio?
Saluti Comuinisti
Val

1 08 2008
Val (07:49:22) :

No compagni ,davvero così non va.
Non è stato richiesto dai promotori e dal senso dell’appello stesso di continuare a perseverare negli errori.
Io vorrei capire che senso potrà mai avere star qui a parlare di centralismo democratico o di correnti quando entrambe le cose sono espressione del potere dominante e del nostro ostinato rifiuto indivduale di non voler sentire le ragioni degli altri.
Qui non si tratta più di partiti o congressi ,di critica fine a se stessa e stop.
Qui bisogna veramente rimboccarci le maniche e fondare un partito per quello che per noi è l’interesse capitale primario e cioè il lavoro e il resto seguirà da sol:coinvolgendo tutti e tutti noi.
In una società capitalista avanzata come la nostra dove gli status symbol e le sirene capitaliste traviano anche molti di noi ,possiamo davvero permatterci di stare qui a disquisire su queste palle?
Ma davvero pensiamo di risolvere il probema principale senza creare la più possibile occupazone rivendicando la socializazione dei mezzi di produzione o continuando abberranti,discriminatorie,inutili,vetuste e affaristiche protezioni?
Dove facciamo la prima cosa in Cina,in India o in Romania?
E la seconda a favore e a spese di chi?
Dei figli che stanno peggio dei padri?
Di chi deve prevedere un’assicurazione per intengrare la pensione statale?
Di chi è precario per lunghissimo tempo oppure deve diventarlo

1 08 2008
Iknos (00:27:17) :

Hai ragione compagno IC, molti parlano di “unità” ma non tutti concordano sul significato di questo termine! Ferrero vorrebbe unire tutti i comunisti/e italiani sotto la falce ed il martello di RC ma è sordo alle istanze di quei comunisti come me che, dalla base, vogliono altro.
Un nuovo PCI che riappropriandosi della sua identità storica di partito di lotta, sappia proiettarsi verso le sfide del futuro coniugando intransigenza morale e pragmatismo politico.

Iknos

30 07 2008
redazione (21:36:11) :

Caro Fabio pubblicheremo al più presto le adesioni.

30 07 2008
Fabio (16:23:13) :

Ho inviato via fax una decina di firme ma non le vedo ancora pubblicate.
Fabio

30 07 2008
ic (11:09:31) :

Arrivati a questo punto, mi sembra che tutti parlano di unità e tutti remano contro.

29 07 2008
Salvatore Motta (17:12:01) :

Compagno IC, non è così che si ottiene l’unità dei Comunisti! Perchè scegliere di confluire tutti in Rifondazione e non nel Pdci o nel Pcl e così via? Bisogna superare le attuali organizzazioni politiche e indirizzarci ad una nuova costituente comunista, che faccia “RINASCERE” in Italia un solo ed unico Partito Comunista. Ferrero, invece, è contro l’unità dei Comunisti in una nuova forma organizzata, unità che vorrebbe si realizzasse sotto la bandiera rifondaiola. Caro Ferrero, se hai i cosiddetti attributi scendi dal tuo scanno e unisciti ai veri Compagni delle basi, che desiderano una sola cosa, ossia uno ed un solo Partito Comunista.
Fraterni saluti

29 07 2008
emi.rm (11:09:33) :

bene così per ferrero..piccoli passi, si a volte contraddittori o non chiarissimi, ma qui la prima sterzata a sinistra la si è data! ora prepariamoci per l’autunno

29 07 2008
ic (10:48:15) :

UN’ALTRA ALTERNATIVA SAREBBE, POLTRONE PERMETTENDO, LO SCIOGLIMENTO UNILATERALE DI TUTTI I PARTITI COMUNISTI PIU’ PICCOLI, PER RIENTRARE TUTTI IN RIFONDAZIONE. ALTRIMENTI QUESTO APPELLO SE NE VA A PUTTANE.

29 07 2008
Salvatore Motta (00:28:26) :

Compagno IC, la riconferma che la linea di Rifondazione Comunista è contraria all’unità dei comunisti ed al superamento delle attuali organizzazioni politiche, ed è a favore alla fagocitosi dei comunisti non rifondaioli (in primis dei Comunisti Italiani di Diliberto), viene rappresentata e lasciata chiaramente intendere da in un’intervista rilasciata a Primo Piano sulla RAI da parte del neosegretario PRC.
Caro Ferrero, di despoti e assolutisti non ne abbiamo bisogno. Quando questi si sono in passato proposti, il Comunismo ha perso!
C’è bisogno, invece, di ogni respiro comunista per non rimanere schiacciati dalle impopolari decisioni dell’attuale morsa politica italiana, che, a mezzo delle sue due ganasce (Pdl di Berlusconi e Pd di Veltroni) e grazie alla spinta della linfa che le lubrifica (Confindustria di Marciagaglia e Montezemolo), rappresenta la forma più becera del capitalismo moderno.
Fraterni saluti.

28 07 2008
ic (19:38:05) :

SE NON SI SAPRA’ COGLIERE L’OCCASIONE PER CREARE UN’UNICA GRANDE FORZA PER IL SOCIALISMO, RESTA UNA SOLA ALTERNATIVA CHE FARA’ CONTENTO D’ALEMA: CHIUDERE TUTTO ED ENTRARE NEL pd !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

28 07 2008
Niccolò Zanotelli (18:43:54) :

Ah beh caro Angelo, della serie “continuiamo a darci martellate sulle palle”! D’altronde il masochismo è una pratica che ha profonde radici storiche . . .

P.S. Per ora quello che ho potuto contare è il 3% dei voti presi ad aprile dai partiti con quelle dirigenze . . .

saluti
Niccolò Zanotelli

28 07 2008
Angelo (PdCI) (12:45:46) :

leggendo i commenti vedo che non e’ cambiato molto, e molti di voi continuano ancora a sperare che pdci e rif.com. cadano per sempre nella meritata nemesi elettorale, che dovrebbero fare un bagno di umilta’ e cosi’ via.
ci sono stati due congressi, e nel pdci chi era iscritto ha potuto votare le proprie dirigenze.
le dirigenze votate da ogni militante hanno votato al congresso.
la dirigenza del pdci e’ stata riconfermata all’unanimita’ perche’ il pdci e i suoi militanti non hanno nessuna riserva sul proprio segretario.
quella di rifondazione si e’ appena salvata da una deriva centrista.
sapete cosa mando a dire molto democraticamente a chi spera che cadano delle teste anche dopo due congressi democraticamente svolti?
CONTATEVI.
(sottotitolo: quanti siete, quattro?)
e non aggiungo altro.

28 07 2008
Salvatore Motta (11:33:54) :

Compagno IC, con la conclusione del VII Congresso di PRC è chiara la linea assunta da questo partito. No alla costituente per la creazione un unico partito comunista che superi le attuali compagini comuniste. Sì alla riconferma di Rifondazione Comunista, che per unità dei comunisti intende la sola fagocitosi delle altre compagini comuniste. Così non si inizia per niente a costruire l’unità dei Comunisti. Anzi sono alimentate le divisioni. Quale futuro potrà avere la sinistra? Quale opposizione credibile verrà fatta? Il contagio del virus “coltivare il proprio orticello” ha colpito anche i nostri dirigenti ed è non di facile guarigione. Tra noi Comunisti regna il più totale sconforto e la confusione ci assale. E’ forse giunta veramente la fine del Comunismo? Siamo veramente giunti al capolinea? Spero proprio di no, io non ci credo, perchè se così fosse, non siamo più degni di essere chiamati comunisti e tantomeno essere eredi di quel patrimonio lasciatoci dai nostri padri, ma soprattutto dai tanti Compagni che ci hanno preceduto anche a fronte del loro sangue, della loro vita. Noi militanti delle basi delle attuali compagini comuniste facciamo sentire la nostra voce, che essa possa svegliare le coscienze dei nostri dirigenti, ancora sordi alle nostre istanze, alle nostre esigenze, al nostro voler essere comunisti. Basta con i personalismi di pochi a scapito di molti. Io voglio, noi comunisti vogliamo la rinascita di una sola organizzazione politica che ci possa rappresentare. Quella può essere soltanto la riproposizione (vincente) di un unico partito. Il Partito Comunista Italiano!
Fraterni saluti e … siempre per la victoria comunista!

28 07 2008
Salvatore Motta (11:31:25) :

Compagno IC, con la conclusione del VII Congresso di PRC è chiara la linea assunta da questo partito. No alla costituente per la creazione un unico partito comunista che superi le attuali compagini comuniste. Sì alla riconferma di Rifondazione Comunista, che per unità dei comunisti intende la sola fagocitosi delle altre compagini comuniste. Così non si inizia per niente a costruire l’unità dei Comunisti. Anzi sono alimentate le divisioni. Quale futuro potrà avere la sinistra? Quale opposizione credibile verrà fatta? Il contagio del virus “coltivare il proprio orticello” ha colpito anche i nostri dirigenti ed è non di facile guarigione. Tra noi Comunisti regna il più totale sconforto e la confusione ci assale. E’ forse giunta veramente la fine del Comunismo? Siamo veramente giunti al capolinea? Spero proprio di no, io non ci credo, perchè se così fosse, non siamo più degni di essere chiamati comunisti e tantomeno essere eredi di quel patrimonio lasciatoci dai nostri padri, ma soprattutto dai tanti Compagni che ci hanno preceduto anche a fronte del loro sangue, della loro vita. Noi militanti delle basi delle attuali compagini comuniste facciamo sentire la nostra voce, che essa possa svegliare le coscienze dei nostri dirigenti, ancora sordi alle nostre istanze, alle nostre esigenze, al nostro voler esse comunisti. Basta con i personalismi di pochi a scapito di molti. Io voglio, noi comunisti vogliamo la rinascita di una sola organizzazione politica che ci possa rappresentare. Quella può essere soltanto la riproposizione (vincente) di un unico partito. Il Partito Comunista Italiano!
Fraterni saluti e … siempre per la victoria comunista!

28 07 2008
ic (01:58:16) :

SI SONO CONCLUSI I CONGRESSI. SPERIAMO CHE FERRERO E DILIBERTO DIANO PRESTO IL VIA ALLA COSTRUZIONE DI UN UNICO PARTITO COMUNISTA ITALIANO. L’OCCASIONE E’ PROPRIZIA PERCHE’ IL PD SE NE VA SEMPRE PIU’ A DESTRA, LASCIANDO UN AMPIO SPAZIO A SINISTRA.

22 07 2008
marvin(PRC) (14:14:48) :

(http://gridodelpopolo.spaces.live.com/)

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22 07 2008
emi.rm (13:15:14) :

difendiamo il contratto nazionale di lavoro
Versione stampabile
Mar, 22/07/2008 - 11:50
Da quasi 25 anni il Contratto Nazionale è sotto attacco. Oggi la Confindustria, assecondata dalle burocrazie confederali, tenta l’affondo finale. E’ il momento di opporsi!

Appello per la difesa ed il rilancio del Contratto Nazionale di lavoro
(21 luglio 2008)

Alcuni giorni fa si è svolta, presso l’ospedale dell’Angelo, un’assemblea promossa da Cobas Sanità e dalla Rete 28 Aprile nella CGIL, che ha visto scarsa partecipazione di lavoratori ospedalieri.
Osserviamo con rammarico, come sia insufficiente lamentarsi per le condizioni di lavoro, per poi sottrarsi ad occasioni che possono essere utili per portare e discutere le varie problematiche… ma noi non ci arrendiamo!

Il governo ha varato il Documento Economico Finanziario per il 2009 fissando un indice di inflazione programmata all’1,7 %, che sarà il punto di riferimento per tutti gli aumenti salariali nei prossimi rinnovi contrattuali (sic !); la Finanziaria Tremonti per il 2009 prevede un notevole ulteriore sviluppo delle privatizzazioni e quindi miliardi di tagli ai servizi pubblici, in particolare sanità e scuola, blocco delle assunzioni e riduzioni delle dotazioni organiche, riduzione dei fondi della contrattazione integrativa; il decreto 112, dietro la campagna mistificante sulla meritocrazia ed innovazione della Pubblica Amministrazione e contro i “fannulloni”, svela in realtà il più grave attacco - da molti decenni - allo stato sociale.
Il ministro Sacconi ha annunciato la volontà di portare l’orario di lavoro fino a 65 ore settimanali, sono stati ripristinati i contratti a chiamata e sono stati abrogati i limiti per i contratti a termine, cancellando anche quelle note che avevano corretto la legge 30.

Nel frattempo il 18 giugno è iniziato tra Confindustria e la burocrazie sindacali il confronto sul modello contrattuale: l’obiettivo di Confindustria è smantellare il Contratto Nazionale.

Le richieste sono: il calcolo dell’inflazione ogni tre anni invece che due, con una ulteriore perdita del potere d’acquisto dei salari, il divieto per il Contratto Nazionale di prevedere aumenti oltre l’inflazione programmata, il controllo assoluto sul lavoro salariato attraverso la contrattazione aziendale, vincolata alla produttività.

Confindustria insiste: tagliamo i salari

Il 15 luglio si è svolto un nuovo incontro: Confindustria ha proposto di rinnovare i contratti avendo a riferimento un indice tra il 2 e il 2,2%, cioè molto vicino a quell’inflazione programmata dell’1,7%, già decisa dal governo.
Con un’inflazione Istat al 3,8% e una sui beni di prima necessità vicina al 6% la posizione della Confindustria porterebbe a un drastico taglio del potere d’acquisto delle retribuzioni, ancor più pesante perché articolato su 3 anni.
Inoltre la Confindustria ha proposto di non calcolare l’aumento delle retribuzioni sulla paga effettivamente percepita dai Lavoratori, bensì di calcolare l’aumento delle retribuzioni sui minimi tabellari, il che comporterebbe un’ulteriore riduzione dell’aumento effettivo rispetto a quanto necessario per tutelare il potere d’acquisto.
La Confindustria ha poi proposto di generalizzare l’istituto che già esiste in diversi contratti e che definisce un minimo di premio nazionale per chi è pagato solo con i minimi tabellari. Questo istituto sarebbe però di una dimensione talmente ridotta da non riuscire neppure lontanamente a recuperare il potere d’acquisto perso con gli aumenti sui minimi tabellari.
Il prossimo incontro è convocato per il 24 luglio.

Da più di vent’anni il Contratto Nazionale è sotto attacco: nel 1984 il governo Craxi aveva tagliato di 4 punti l’indennità di contingenza e nel 1992 il governo Amato, in accordo con Cgil, Cisl e Uil, ha soppresso del tutto la scala Mobile.
Con la fine della Scala Mobile, conquistata nel 1946, il Contratto Nazionale di Lavoro ha perso l’aumento automatico dei salari di tutti i lavoratori e pensionati, calcolato ogni sei mesi in base all’aumento del costo della vita.

Con l’indebolimento del CCNL ogni anno una percentuale sempre più alta di ricchezza prodotta viene tolta ai salari e regalata ai profitti.
Nel 1983 il 77% della ricchezza - PIL - andava ai salari ed il 23% ai profitti, nel 2005 ai salari va meno del 69%, mentre ai profitti oltre il 31%: l’8% del PIL in più ai profitti rispetto a vent’anni fa. Una cifra pari a 120 miliardi di euro, che significa 5 mila 200 euro del salario di ogni lavoratore, e questo ogni anno.

Senza contrattazione collettiva il lavoratore è solo, estremamente ricattabile attraverso la contrattazione individuale.
Il CCNL rimane l’unico strumento CERTO di recupero del salario per tutti i lavoratori.

I lavoratori dell’Asl 12 Veneziana esprimono quindi tutta la loro preoccupazione rispetto un’ipotesi di riforma che congeli e svilisca il Contratto Nazionale, che metta in discussione il suo valore rivendicativo economico e di tutela dei diritti, il suo significato di mantenere coesione e solidarietà fra gli stessi lavoratori.

difendiamo e rilanciamo il Contratto per garantire il recupero del potere di acquisto dei salari

Venezia - Mestre 18 luglio 2008

COBAS Sanità Venezia

18 07 2008
Sandro (11:07:12) :

Resoconto prima riunione “Comunisti Uniti Lazio”

Sabato 12 luglio si è tenuta a Roma una prima riunione tra compagni e compagne che sostengono nel Lazio l’Appello “COMUNISTE E COMUNISTI: COMINCIAMO DA NOI” e che intendono partecipare attivamente, attraverso la condivisione di percorsi collettivi e di metodologie di lavoro, al percorso di apertura di una “Costituente Comunista”.

Nello spirito dell’appello, intendiamo questa fase costituente come momento necessario per riunificare le forze di tutti i comunisti che, ad oggi, sono sparsi tra PRC e PdCI, in molte organizzazioni e coordinamenti comunisti (già da tempo extraparlamentari per scelta) ed in migliaia di individualità politiche (ormai la stragrande maggioranza) che non si riconoscono più nelle componenti comuniste organizzate esistenti.

La partecipazione, considerando la natura non pubblica della riunione (convocata solo tra gli iscritti della mailing list “Comunisti Uniti Lazio”), è stata più che positiva (30 persone), con contributi che hanno spaziato dall’analisi della crisi attuale del movimento operaio e comunista fino alle proposte sulle cose da fare per raggiungere l’obiettivo prefissato.
Vanno registrati i saluti e gli interventi di due compagni - uno del PdCI e l’altro degli Autoconvocati del PRC (aderenti alla terza mozione congressuale) - che hanno inteso partecipare e sostenere questa nostra iniziativa pur essendo, in contemporanea, impegnati coi congressi dei rispettivi partiti.
Riteniamo rilevante il fatto che abbiano presenziato compagne e compagni di uno spettro d’età molto vasto (dai 20 anni in su) e che provenivano non solo da Roma, ma anche da altre città del Lazio (Pomezia, Colleferro, Viterbo, Manziana, ecc.).
Pur nella diversità di alcune posizioni e delle differenti proposte espresse, cosa per altro naturale vista la premessa, l’atteggiamento collettivo è stato quello di raccogliere lo spirito unitario e aperto dell’appello “Comunisti Uniti”, al quale abbiamo aderito tutti, senza l’esclusione pregiudiziale di nessuno e senza settarismi, per dare una spinta alla costruzione di un percorso organizzativo verso la ri-costruzione di un Partito Comunista degno di questo nome nel nostro paese.

E’ stato riconosciuto che “Costituente è percorso dei comunisti” e non di una generica sinistra, pur essendo fondamentali alleanze e fronti di lotta per organizzare le classi subalterne (con la classe dei lavoratori salariati al centro) e pezzi interi della società nella mobilitazione anticapitalista: la riunificazione dei comunisti o passa da un programma autonomo, da un’indipendenza ideologico-culturale e da un’organizzazione comunista che riconnetta anche a livello di sentimento di massa le idee e le prospettive del socialismo e del comunismo nel XXI Secolo, oppure verranno ripetuti all’infinito gli errori del passato quando è stato fin troppo palese il ruolo subalterno delle comuniste e dei comunisti (appoggio ai governi filo-padronali e “neo-liberisti” dei Padoa-Schioppa e dei Dini; governismo a tutti i livelli ed a tutti i costi; creazione della Sinistra Arcobaleno, “stampella borghese”, di cui le dirigenze dei due partiti ufficiali portano gran parte delle responsabilità; assunzione dei paradigmi della compatibilità e della concertazione in luogo dell’anticapitalismo e del conflitto di classe).

Grave è il momento politico che stiamo vivendo: crisi dei comunisti, governo ultrareazionario di destra, emergenza economica, sociale e democratica (attacchi ai diritti “civili”, sindacali, ecc…), guerre commerciali e militari a livello internazionale (e i comunisti devono essere sempre dalla parte dei popoli oppressi contro l’Imperialismo USA egemone, ma anche contro quello della UE e delle sue avventure economiche e militari).
Per dare una risposta di classe adeguata è necessario costruire, quindi, una “agenda autonoma” dei comunisti nella classe che significa, oggi, coordinarsi e vincolarsi unitariamente a programmi di lotta e mobilitazione sulle questioni sociali (salario, contratti, precarietà, casa, immigrati), tra gli studenti, sul territorio (scempi ambientali, nucleare) e sulla guerra (basi, truppe, spese militari, antimperialismo), in maniera visibile in tutto il paese, per non lasciare le destre o il populismo come unica “valvola di sfogo” per la classe.
Di fronte a tutto questo scempio, è necessario tornare dentro e alla testa delle mobilitazioni e non rimanere al carro della rappresentazione mediatica dei conflitti o della loro mera mediazione istituzionale.

Evidenti sono gli errori e le gravi responsabilità dei partiti che, senza alcun risultato positivo per la classe lavoratrice e per i movimenti di lotta, hanno partecipato al governo Prodi e alla farsa Arcobaleno, ma altrettanto evidenti sono stati i limiti e le inadeguatezze dei gruppi della cosiddetta sinistra extraparlamentare che non sono stati in grado di costruire un’alternativa credibile a livello di massa.
Per questo dobbiamo ripartire unitariamente tornando in piazza da protagonisti, luogo primo dove si deve esprimere il conflitto di classe.

La “Costituente Comunista” non può che essere completamente alternativa all’intero sistema bipolare/bipartitico (tanto alla PdL quanto al PD, quindi) con cui il capitalismo italiano intende governare questa fase.
Né oggi né domani è possibile pensare ad alleanze con un PD che si presenta come l’altra faccia della governabilità. Allo stesso tempo la Costituente Comunista non deve essere subordinata ai processi elettoralistici (è vero il contrario).

E’ perciò, secondo noi, una necessità storica e prioritaria quella di costruire da subito una “casa comune dei comunisti”, ovunque collocati, in cui questi si ritrovino a discutere ed organizzarsi per mobilitarsi in strutture unitarie.
Pensiamo che i coordinamenti regionali dell’Appello debbano arrivare sin da subito a strutturarsi “fisicamente”, oltre che nelle mailing list, in Coordinamenti o Cantieri per la Costituente Comunista a livello locale. Devono essere luoghi pubblici, aperti a tutti (ai compagni/e del PRC e del PdCI, ma anche di altre organizzazioni come CUC-MCC, Rete dei Comunisti, SC, PCL, PdAC, ecc… e singoli militanti non appartenenti a nessuna “parrocchia”) e che abbiano come unico discrimine il sostegno leale e unitario alle iniziative collettivamente decise.

• Proponiamo che a Settembre si svolga una prima Assemblea Nazionale di tutti coloro che hanno aderito all’Appello (su questo chiediamo il coinvolgimento attivo e il massimo sostegno dei gestori del sito e delle mailing list), pubblica e aperta anche a tutti quelli che vorranno promuovere questi movimenti e coordinamenti per la Costituente Comunista, dove proporre un percorso di strutturazione locale e nazionale per poi andare “a verifica” dopo un periodo 6-8 mesi di iniziative e mobilitazioni comuni.
• Proponiamo, in questa prima fase, che il percorso che tutti insieme dovremo avviare preveda una “doppia appartenenza” e non lo scioglimento di questo quell’altro partito o gruppo organizzato.
• Proponiamo il rispetto di tutte/i le/i partecipanti con pari dignità.
• Proponiamo l’urgenza che vengano accantonate tutte le posizioni di rendita di cui ancora godono i dirigenti. I nuovi dirigenti saranno legittimati dal peso politico ma anche dal percorso comune intrapreso, nel rispetto delle storie di tutti e prescindendo dalle provenienze e dai percorsi politici di ciascuno.
• Sosteniamo la proposta del “Cantiere per la Costituente Comunista” della Campania che intende organizzare, tra i sostenitori dell’Appello, un campeggio di confronto a Palinuro (SA) nella prima settimana di Settembre e proponiamo che in un week-end di quel periodo si organizzi una prima riunione nazionale tra i promotori e sostenitori dell’Appello.
• Ci impegniamo, come gruppo del Lazio, a rimanere in contatto anche in questi mesi estivi (attraverso la mailing list e non solo) per coordinarci da subito in eventuali mobilitazioni contro il governo Berlusconi, contro gli attacchi ai diritti del movimento dei lavoratori o degli immigrati.
• Ci impegniamo, nello spirito unitario che abbiamo dichiarato, anche a riconvocarci a Roma nei primissimi giorni di Settembre con tutti quei compagni della lista del Lazio che non hanno potuto partecipare oggi per strutturare questo percorso nella nostra Regione, con una riunione che stavolta convocheremo pubblicamente in luogo da definire.
• Chiediamo ai gestori delle liste e del sito “Comunisti Uniti” che vengano informati di ogni iniziativa e riunione intraprese tutti i firmatari dell’Appello e non solo gli iscritti nelle mailing list.
• Ci assumiamo l’impegno di rendere sempre pubblici i resoconti delle riunioni e degli incontri per favorire il massimo dell’estensione e del coinvolgimento delle iniziative che scaturiranno da questo Appello.

Come nello spirito dichiarato nell’Appello:
Comunisti Uniti, ripartendo dai militanti del PRC e del PdCI, ma anche da tutte quelle comuniste e comunisti che sono sparsi ovunque e ovunque organizzativamente collocati.

Roma, 12 luglio 2008

14 07 2008
comunista sempre (22:33:16) :

I congressi dei due partiti stanno mettendo a nudo come PRC e PRC sono diventati, avvalorando ciò che molti compagni sostenevano da tempo (a far tempo dal sostegno e dall’ingresso nel govenro Prodi), inascoltati. La disfatta elettorale ha squarciato il velo ma i difetti di chi intende la politica come mestiere, occupazione di posti e spartizione di potere (il poco rimasto) sono rimasti eguali, anzi i dirigenti mai dimessisi stringono le fila, devono tenere tenere buoni solo i militanti che applaudiranno sempre e comunque il vincitore e staranno sul suo carro che, però, sta cadendo velocemente nel baratro. Si parla di elezioni, di europee, di lista unica PRC/Pdci ma sempre senza un briciolo di autocritica su come i partiti “comunisti sono stati “diretti”, sul valore della politica realizzata e delle scelte incomprensibili sostenute, ad esempio, su lavoro, guerra, immigrazione, diritti, laicità. Chi li voterà dopo i fatti dell’Abruzzo, della Campania e via discorrendo? Eppure si blinda il fortino, si mandano in giro per i congressi con l’appellativo di “garanti” i vari funzionari/squalo, attenti a far eleggere solo delegati e organismi dirigenti locali funzionali solo a mantenere il posto ai pochi rimasti, traballanti, in sella. Di politica si sente parlare poco, addirittura nel Pdci la mozione due, quella dela Bellillo, non poteva avere propri presentatori: per evitare spiacevoli sorprese il comitato centrale aveva già deciso che la potevano presentare tutti: garante, segretari, anche quelli che non ci credono, magari leggendola, alla faccia delle idee che si praticano perchè ci si crede! Sono stati eletti dirigenti e delegati, magari presi a “prestito” da altri partiti…. che importa, la logica è sempre quella, la fedeltà all’idea di un partito che abbia una identità certa cosa conta se l’unica cosa che conta è salvare il c…o? Argomento clou: l’anno prossimo si vota anche per le amministrative! Dimenticando che avanti di questo passo la pacchia durerà ben poco e nessuno avrà più nessun motivo di votare liste di sinistra, che nella realtà politica e delle scelte non son altro che fiancheggiatrici del PD, per giumta fatte di scalcinati funzionari di partito, del sindacato, amministratori di società pubbliche, ex assessori, avvocati, geometri che nel PD dovrebbero sgomitare per un posto alla circoscrizione di quartiere …. tanto vale votare direttamente il PD: è quello che è successo e che avanti di questo passo, si ripeterà.
Gli esempi dei congressi del Pdci di Napoli, di quello di Bologna, ma anche la volgarità e gli insulti lanciati dalla platea di Milano senza che il galante garante muovesse ciglio, i numeri dei delegati eletti dalle federazioni (l’esempio della Lombardia, la regione più importante d’Italia se non altro per i numeri, è emblematico: solo tre, compresa Milano, hanno più di 200 iscritti, sei sono a quota 50 e quindi hanno un solo delegato (il segretario o il funzionario di turno) e due più di 150 (con tre delegati), ci fanno sperare ben poco sul futuro dei comunisti e a maggior ragione di una sinistra che, oggi, è capace solo di parlare a se stessa, delle sue insifignicanti miserie.
L’unica possibilità è ripartire da zero, senza leaderismi, dalle lotte, dal conflitto che PD, molta parte del sindacato e la stessa sinistra radicale, hanno sopito, asfaltato, con leggi che, per necessità, non permettono a chi ha bisogno nemmeno più di alzare la testa per protestare. Una condizione è ineliminabile: che coloro che ci hanno portato allo sfacelo si facciano da parte, vadano via, cambino mestiere, nessuno potrebbe far peggio di questi incapaci, strateghi di strapazzo che dubitino abbiano mai fatto nemmeno la spesa.

14 07 2008
Salvatore Motta (18:34:33) :

C’è bisogno ancora di un bagno di umiltà che tarda a venire. La vecchia dirigenza non ha nessuna intenzione di abdicare. L’unità dei comunisti può avvenire solo facendo spazio alle idee anche di altri compagni e considerando maggiormente le basi delle attuali compagini comuniste. Meditate compagni!
Fraterni saluti.
Salvatore Motta da S. Nicola la Strada (CE)

14 07 2008
Taras (13:03:10) :

Esprimo grande solidarietà ai compagni operai napoletani e disprezzo per dirigenti che rappresentano ormai solo se stessi e le loro piccole ambizioni da cacicchio di provincia. Vergogna!

14 07 2008
Valter (11:08:34) :

Unità dei comunisti

prima di tutto, su cosa ci uniamo?

Ai promotori e firmatari dell’appello “Comuniste e comunisti: ricominciamo da noi”, a chi pensa sinceramente che la soluzione alla disfatta elettorale della Sinistra l’Arcobaleno sia tornare alla “vera rifondazione” del 1989 o al PCI di Berlinguer liquidato da Occhetto alla Bolognina, dedichiamo la lucida e accorata analisi fatta nel 1977 da Alessandro Vaia, uno dei dirigenti migliori del vecchio PCI, eroe della guerra partigiana, che partecipò alla fondazione del PRC nel 1989.

“Il partito comunista è nato attingendo fondamentalmente le sue forze dalla gioventù, e giovani erano la maggioranza dei suoi dirigenti. La gioventù d’avanguardia più combattiva aveva aderito al partito comunista e alla federazione giovanile al momento della loro fondazione. Si trattava di una minoranza, ma essa rappresentava quanto di più sano e cosciente aveva saputo esprimere il movimento socialista nel primo dopo guerra. L’adesione della gioventù rivoluzionaria al partito comunista, avvenuta sull’onda dell’entusiasmo suscitato dalla rivoluzione d’Ottobre, si era andata consolidando con gli anni, si era temprata nell’attività clandestina e nelle carceri.

Erano giovani la maggioranza dei militanti che alimentarono le nostre forze nella illegalità e che costituirono l’ossatura attorno alla quale si formò un grande partito di massa.

Furono giovani la maggioranza dei partigiani che affluirono al partito comunista, che divennero quadri e dirigenti del movimento operaio. E fu nel 1949, nella ricostituita federazione giovanile comunista, che si formò una nuova leva di cinquecentomila giovanissimi che si affiancò ai più anziani nel duro scontro degli anni della guerra fredda. Un partito che guarda all’avvenire, che vuole creare una nuova società, una società comunista, porta in sé gli ideali di giustizia e di uguaglianza, l’aspirazione della parte migliore della gioventù.

“Il comunismo è la giovinezza del mondo” e sono i giovani la sua forza. Ma chi non avverte, anche se parla molto di rinnovamento, i mutamenti profondi che avvengono tra le nuove generazioni in epoche di grandi crisi sociali, non può pretendere di esercitare su di loro un’influenza e una funzione di guida.

“I giovani non sono figli dei loro padri, ma dei loro tempi” e i tempi corrono. Le coscienze maturano più in fretta di quanto lo avvertono i protagonisti barbogi di altri tempi. Sono quasi vent’anni [Vaia così scriveva nel 1977] che continuiamo a parlare di ritardi nei confronti dei giovani e mai arriviamo in orario all’appuntamento. Perché? Nel 1960 quando scesero nelle strade i giovani dalle magliette a strisce contro il governo Tambroni, ci fu la prima sorpresa, ma non ne venne alcun rinnovato impegno. Appena si palesò qualche tentativo di capire che cosa stesse accadendo, venne la scomunica contro il cosiddetto civettare con i giovani. Poi giunse la “sorpresa” del 1968 e si preferì tacere, ignorare, fingere che le forze nuove emergenti non