APPELLO

17 04 2008

COMUNISTE E COMUNISTI

COMINCIAMO DA NOI

Dopo il crollo della Sinistra Arcobaleno, ci rivolgiamo ai militanti e ai dirigenti del Pdci e del Prc e a tutte le comuniste/i ovunque collocati in Italia

Siamo comuniste e comunisti del nostro tempo. Abbiamo scelto di stare nei movimenti e nel conflitto sociale.

Abbiamo storie e sensibilità diverse: sappiamo che non è il tempo delle certezze.

Abbiamo il senso, anche critico, della nostra storia, che non rinneghiamo; ma il nostro sguardo è rivolto al presente e al futuro. Non abbiamo nostalgia del passato, semmai di un futuro migliore.

Il risultato della Sinistra Arcobaleno è disastroso: non solo essa ottiene un quarto della somma dei voti dei tre partiti nel 2006 (10,2%) - quando ancora non vi era l’apporto di Sinistra Democratica - ma raccoglie assai meno della metà dei voti ottenuti due anni fa dai due partiti comunisti (PRC e PdCI), che superarono insieme l’8%. E poco più di un terzo del miglior risultato dell’8,6% di Rifondazione, quando essa era ancora unita.

Tre milioni sono i voti perduti rispetto al 2006. E per la prima volta nell’Italia del dopoguerra viene azzerata ogni rappresentanza parlamentare: nessun comunista entra in Parlamento.

Il dato elettorale ha radici assai più profonde del mero richiamo al “voto utile”, tra cui risaltano la delusione estesa e profonda del popolo della sinistra e dei movimenti per la politica del governo Prodi e l’emergere in settori dell’Arcobaleno di una prospettiva di liquidazione dell’autonomia politica, teorica e organizzativa dei comunisti in una nuova formazione non comunista, non anti-capitalista, orientata verso posizioni e culture neo-riformiste. Una formazione che non avrebbe alcuna valenza alternativa e sarebbe subalterna al progetto moderato del Partito democratico e ad una logica di alternanza di sistema.

E’ giunto il tempo delle scelte: questa è la nostra

Non condividiamo l’idea del soggetto unico della sinistra di cui alcuni chiedono ostinatamente una “accelerazione”, nonostante il fallimento politico elettorale. Proponiamo invece una prospettiva di unità e autonomia delle forze comuniste in Italia, in un processo di aggregazione che, a partire dalle forze maggiori (PRC e PdCI), vada oltre coinvolgendo altre soggettività politiche e sociali, senza settarismi o logiche auto-referenziali.

Rivolgiamo un appello ai militanti e ai dirigenti di Rifondazione, del PdCI, di altre associazioni o reti, e alle centinaia di migliaia di comuniste/i senza tessera che in questi anni hanno contribuito nei movimenti e nelle lotte a porre le basi di una società alternativa al capitalismo, perché non si liquidino le espressioni organizzate dei comunisti ed anzi si avvii un processo aperto e innovativo, volto alla costruzione di una “casa comune dei comunisti”.

Ci rivolgiamo:

- alle lavoratrici, ai lavoratori e agli intellettuali delle vecchie e nuove professioni, ai precari, al sindacalismo di classe e di base, ai ceti sociali che oggi “non ce la fanno più” e per i quali la “crisi della quarta settimana” non è solo un titolo di giornale: che insieme rappresentano la base strutturale e di classe imprescindibile di ogni lotta contro il capitalismo;

- ai movimenti giovanili, femministi, ambientalisti, per i diritti civili e di lotta contro ogni discriminazione sessuale, nella consapevolezza che nel nostro tempo la lotta per il socialismo e il comunismo può ritrovare la sua carica originaria di liberazione integrale solo se è capace di assumere dentro il proprio orizzonte anche le problematiche poste dal movimento femminista;

- ai movimenti contro la guerra, internazionalisti, che lottano contro la presenza di armi nucleari e basi militari straniere nel nostro Paese, che sono a fianco dei paesi e dei popoli (come quello palestinese) che cercano di scuotersi di dosso la tutela militare, politica ed economica dell’imperialismo;

- al mondo dei migranti, che rappresentano l’irruzione nelle società più ricche delle terribili ingiustizie che l’imperialismo continua a produrre su scala planetaria, perchè solo dall’incontro multietnico e multiculturale può nascere - nella lotta comune - una cultura ed una solidarietà cosmopolita, non integralista, anti-razzista, aperta alla “diversità”, che faccia progredire l’umanità intera verso traguardi di superiore convivenza e di pace.

Auspichiamo un processo che fin dall’inizio si caratterizzi per la capacità di promuovere una riflessione problematica, anche autocritica. Indagando anche sulle ragioni per le quali un’esperienza ricca e promettente come quella originaria della “rifondazione comunista” non sia stata capace di costruire quel partito comunista di cui il movimento operaio e la sinistra avevano ed hanno bisogno; e come mai quel processo sia stato contrassegnato da tante divisioni, separazioni, defezioni che hanno deluso e allontanato dalla militanza decine di migliaia di compagne/i. Chiediamo una riflessione sulle ragioni che hanno reso fragile e inadeguato il radicamento sociale e di classe dei partiti che provengono da quella esperienza, ed anche gli errori che ci hanno portati in un governo che ha deluso le aspettative del popolo di sinistra: il che è pure all’origine della ripresa delle destre. Ci vorrà tempo, pazienza e rispetto reciproco per questa riflessione. Ma se la eludessimo, troppo precarie si rivelerebbero le fondamenta della ricostruzione. Il nostro non è un impegno che contraddice l’esigenza giusta e sentita di una più vasta unità d’azione di tutte le forze della sinistra che non rinunciano al cambiamento. Né esclude la ricerca di convergenze utili per arginare l’avanzata delle forze più apertamente reazionarie. Ma tale sforzo unitario a sinistra avrà tanto più successo, quanto più incisivo sarà il processo di ricostruzione di un partito comunista forte e unitario, all’altezza dei tempi. Che - tanto più oggi - sappia vivere e radicarsi nella società prima ancora che nelle istituzioni, perché solo il radicamento sociale può garantire solidità e prospettive di crescita e porre le basi di un partito che abbia una sua autonoma organizzazione e un suo autonomo ruolo politico con influenza di massa, nonostante l’attuale esclusione dal Parlmento e anche nella eventualità di nuove leggi elettorali peggiorative.

La manifestazione del 20 ottobre 2007, nella quale un milione di persone sono sfilate con entusiasmo sotto una marea di bandiere rosse coi simboli comunisti, dimostra – più di ogni altro discorso – che esiste nell’Italia di oggi lo spazio sociale e politico per una forza comunista autonoma, combattiva, unita ed unitaria, che sappia essere il perno di una più vasta mobilitazione popolare a sinistra, che sappia parlare - tra gli altri - ai 200.000 della manifestazione contro la base di Vicenza, ai delegati sindacali che si sono battuti per il NO all’accordo di governo su Welfare e pensioni, ai 10 milioni di lavoratrici e lavoratori che hanno sostenuto il referendum sull’art.18.

Auspichiamo che questo appello – anche attraverso incontri e momenti di discussione aperta - raccolga un’ampia adesione in ogni città, territorio, luogo di lavoro e di studio, ovunque vi siano un uomo, una donna, un ragazzo e una ragazza che non considerano il capitalismo l’orizzonte ultimo della civiltà umana.


Azioni

Informazioni

1038 risposte a “APPELLO”

8 06 2009
kaleidos (10:59:19) :

Vendola verrai suicidato!!! ( lotta continua docet )

13 05 2009
Roberto (Villani) (14:08:55) :

comunicato CU Lazio

I POTERI FORTI ATTACCANO LA SCUOLA PUBBLICA

E’ ormai chiaro a tutti che la crisi strutturale del capitalismo si sta abbattendo prevalentemente sulla classe lavoratrice e sugli strati sociali più deboli.
In questo periodo assistiamo alla perdita di migliaia di posti di lavoro, all’aumento vertiginoso della cassaintegrazione, ad esternalizzazioni e spacchettamenti di grandi aziende e ad una precarietà lavorativa sempre più selvaggia.
Parallelamente l’attuale governo ultra-reazionario, appoggiato dai falchi di confindustria e da un opposizione borghese complice o quantomeno inconsistente, sta sferrando un brutale attacco a ciò che resta del nostro stato sociale e dei beni pubblici comuni (scuola, sanità, pensioni, trasporti, acqua ecc.)

Uno degli attacchi più duri è senza dubbio quello portato alla scuola statale, fondamento di ogni nazione civile, libera, democratica e laica, da sempre nel mirino delle destre come dei riformisti del centro-sinistra borghese e del Vaticano.
Già a ottobre, la scuola è stata colpita da un pesantissimo taglio di fondi fortemente voluto dal ministro Tremonti e mascherato da legge (legge Gelmini). Le stime indicano come probabile la perdita di circa 200.000 posti di lavoro nei prossimi anni con un fortissimo decremento della qualità dell’insegnamento fornito.
Come se non bastasse è attualmente in uno stato di avanzata discussione il d.d.L Aprea che, prendendo spunto dalla legge sull’autonomia (voluta dal centro-sinistra) ci porterà ad una gestione assolutamente privatistica della scuola.
Le scuole verranno trasformate in Fondazioni e gli organi collegiali democratici saranno sostituiti da Consigli di Amministrazione controllati dai Dirigenti Scolastici ed al cui interno siederanno anche quelle aziende private che avranno interesse ad investire nella scuola per proprio tornaconto diretto od indiretto.
Avremo quindi una scuola sempre più selettiva e meno formativa, costruita per formare i futuri manager nei plessi migliori e spedire nel ghetto i figli dei poveracci. Una scuola dove le future generazioni potranno correre il rischio di venire indottrinate da privati senza scrupoli (interni ai CdA), dove l’insegnamento-apprendimento delle capacità di critica verrà mortificato e dove una crescente gerarchizzazione interna diminuirà la possibilità di insegnare trasmettendo valori non graditi alle dirigenze.

I COMUNISTI UNITI LAZIO si oppongono con forza a questo pericoloso progetto di distruzione della scuola pubblica, ed appoggiano tutte le iniziative di lotta utili ad impedirlo partendo dallo SCIOPERO E MANIFESTAZIONE DI VENERDI’ 15 MAGGIO INDETTA DAI COBAS DELLA SCUOLA,
passando per LE INIZIATIVE DEI PRECARI DELLA SCUOLA E DELL’UNIVERSITÀ che si terranno a Roma (P.zza del Popolo) SABATO 23 MAGGIO (pomeriggio), fino alla GIORNATA DI INFORMAZIONE E MOBILITAZIONE che si terrà sempre a Roma in VILLA PAMPHILI, DOMENICA 24 MAGGIO (con annessa assemblea nazionale precari scuola).

8 05 2009
Comunisti Uniti Lazio (15:44:30) :

LA CRISI LA PAGHINO I PADRONI!

Con il nostro lavoro precario, mal pagato e senza diritti questo sistema ha ingrassato per anni le tasche di padroni, banchieri, amministratori e speculatori.
Oggi che la crisi economica si abbatte su tutto il sistema capitalistico internazionale vogliono farne pagare ancora una volta a noi i costi con chiusure aziendali, cassaintegrazioni e licenziamenti.
E come se non bastasse, Governo Berlusconi e Confindustria, vogliono approfittarne per cancellare gli ultimi diritti residui come contratti nazionali e diritto di sciopero con la scusa che “dobbiamo tutti tirare le cinghia”.

MA NON SIAMO TUTTI SULLA STESSA BARCA!

Ci vuole un fronte di resistenza alla crisi di tutti i lavoratori.
Ci vuole un’opposizione di classe e un’alternativa di sistema.

SABATO 16 MAGGIO
ore 16.30

Circolo Arci “Concetto Marchesi”
Via del Frantoio, 9 - Zona Tiburtina
(Fermata S. M. Soccorso Metro B)

ASSEMBLEA PUBBLICA

introduce:
Gualtiero Alunni, dip. trasporti prc

Riccardo Filesi, coord. cassaintegrati Alitalia
Gennaro Molino, rsu fiom-cgil Eutelia
Elena Casagrande, sdl commercio
Giancarlo Luciani, rsu flmu-cub Selex
Vladimir Kosturi, comitato immigrati in italia
Massimo Gesmini, precari rdb Croce Rossa
Riccardo Tranquilli, lavoratori Fonspa in lotta

conclude:
Andrea Fioretti, comunisti uniti lazio

coordina il dibattito:
Cristina Benvenuti, comunisti uniti lazio

Comunisti Uniti Lazio
comunistiunitilazio@gmail.com

29 04 2009
Roberto (08:31:55) :

Sono stato per anni iscritto alla C.G.L. tutti coloro a cui ho chiesto aiuto erano venduti:sindacalisti in cocca con gli imprenditori, avvocati che senza la certezza assoluta a priori non si assumevano la tutela,ufficio vertenze con persone a dir poco stronze. 30 anni fa c’era veramente unione adesso…..5 persone 6 opinioni siete polemici arroganti e vanagloriosi oltre che opportunisti VERGOGNATEVI !!!

9 04 2009
Collettivo Comunista Piemonte (11:56:04) :

Comunicato costituzione del Collettivo Comunista Piemontese (CCP)

In seguito ad un dibattito interno ai Carc sul metodo di lavoro si sono evidenziate posizioni antagoniste tra loro per quello che riguarda l’interpretazione del dibattito franco e aperto, del metodo della critica e autocritica e del principale principio organizzativo di un partito comunista: il centralismo democratico. A seguito di una mancanza di chiarezza nel dibattito avvenuto nelle istanze superiori e una mancanza di chiarezza rispetto a misure disciplinari verso alcuni suoi membri, nostri dirigenti, 4 membri su 5 della sezione di Torino hanno rassegnato le dimissioni dal P-CARC. A queste dimissioni si è aggiunta l’interruzione della candidatura dei compagni biellesi che erano in procinto di entrare nel partito. Il centralismo democratico, strumento essenziale di un partito comunista, prevede che la minoranza si debba subordinare alla maggioranza e che, mantenendo le proprie riserve, debba continuare ad operare lealmente per applicare la linea della maggioranza. Perché la minoranza si adegui alla maggioranza non in maniera burocratica e formale è necessario sviluppare un ampio dibattito che porti ad un’unità superiore.
Ai compagni torinesi dimissionari non è stato dato modo neanche di prendere visione dei documenti di dibattito da cui sarebbero scaturite le misure disciplinari o/e le dimissioni/espulsioni di alcuni dirigenti che fino a quel momento (e ancora adesso) godevano della nostra massima fiducia e che a noi risultava avessero sempre lavorato con disciplina e mostrando grande dedizione alla causa.
Questa non è applicazione del centralismo democratico ma, a nostro parere, è un interpretazione burocratica e settaria di esso che noi non abbiamo ne saputo, ne voluto accettare. Il presidente Mao diceva che se la minoranza, subordinandosi alla maggioranza, può mantenere le proprie opinioni, questo è un bene per il partito tutto. Anche Mao, trovandosi in minoranza durante il periodo della guerra all’invasore giapponese della Cina, continuò a lavorare per il partito pur mantenendo le proprie opinioni che divergevano da quelle della maggioranza. E il tempo gli diede ragione.
In questa lotta ideologica nel partito dei Carc alla ex sezione di Torino e, a quel che ci risulta a tutti i compagni della base, non è stato “concesso” di mantenere le proprie opinioni, ma prima di tutto non è stato “concesso” di farsi un’opinione visto che, pur dichiarando aperta e conclusa una LIA (Lotta Ideologica Attiva), non si dava modo ai compagni di visionare i documenti che riportavano il dibattito con le posizioni differenti espresse in Direzione Nazionale del Partito.
.
I compagni dimissionari della sezione di Torino del partito dei Carc, dopo essersi consultati, hanno espresso la volontà di non rimanere con le mani in mano e di proseguire la lotta contro la borghesia imperialista e per il socialismo. È chiaro che è necessario fare un bilancio della ns esperienza dentro il partito dei Carc e in particolare di questa lotta ideologica per poter proseguire a un livello più alto nella ns lotta di comunisti. In questo momento ci costituiamo in Collettivo Comunista Piemontese che vedrà l’adesione anche dei giovani compagni biellesi per, proseguire nell’immediato il lavoro svolto sino ad ora sul nostro territorio, e che già adesso si ponga l’obbiettivo di costruire un fronte comunista rivolgendosi a tutti i compagni che hanno la bandiera rossa e la falce e il martello nel cuore e che hanno l’aspirazione di abbattere il capitalismo per l’unico mondo migliore possibile: il socialismo.

CCP (Collettivo Comunista Piemontese) Torino 07.03.2009
colcompiemonte@yahoo.it
tel.3476558445

9 04 2009
Collettivo Comunista Piemonte (11:54:13) :

PROCESSO THYSSEN BOICOTTIAMO E DENUNCIAMO GLI AVVOCATI E I CONSULENTI MERCENARI AL SOLDO DEI PADRONI !!

Martedì 7 aprile, presso il tribunale di Torino, si è svolta l’udienza per la strage dei 7 operai della Thyssen. Vittorio Betta, il consulente nominato a difesa dei padroni stragisti ha sostenuto la tesi dell’errore degli operai in quanto, secondo lui, “se gli operai avessero premuto immediatamente il pulsante che blocca l’intero macchinario, la tragedia non sarebbe avvenuta”. Grande è stato lo sdegno di molti degli operai e dei famigliari presenti alcuni dei quali hanno abbandonato l’aula in segno di disprezzo per le affermazioni false e aberranti del consulente che, tra le altre cose, è docente all’Università di Napoli. Una tesi, quella del consulente Betta, che veniva subito smontata dal consulente per l’accusa (Massimo Zucchetti, professore al Politecnico) il quale affermava che “le condizioni della linea erano tali che chiunque fosse entrato nello stabilimento nei giorni precedenti, avrebbe dovuto immediatamente fermare l’impianto”. Quella linea perdeva già da tempo circa 60mila litri di olio l’anno, quindi, la linea 5, non avrebbe mai dovuto essere messa in funzione, mai!! Non solo quindi i padroni stragisti non intendono assumersi le loro responsabilità della morte di 7 operai, ma cercano, tramite i loro servi (avvocati e periti di parte) di addossare la colpa di quanto è accaduto agli stessi lavoratori che ci hanno lasciato la pelle! Tutto questo è intollerabile! Come è mai possibile, di fronte ad una strage le cui responsabilità sono inequivocabilmente dei dirigenti e dei padroni assetati di profitto, accettare che avvocati e consulenti privi di scrupoli siano lasciati liberi di boicottare il processo sollevando questioni di mancate traduzioni dall’italiano (che il dirigente Thyssen conosce perfettamente) al tedesco e addirittura accusando le stesse vittime della strage di esserne i diretti responsabili?! Tra gli avvocati che difendono i padroni stragisti vi è anche l’avv. Franco Coppi difensore di Andreotti e DelTurco e Ezio Audisio che aveva chiesto la nullità del procedimento a causa delle mancate trascrizioni in tedesco per il dirigente Thyssen Harald Espenhahn.
Alcuni sostenitori illuminati della democrazia potrebbero obiettare che in uno Stato democratico il diritto alla difesa deve essere garantito a tutti e che quindi anche i padroni stragisti, hanno diritto a difendersi per dimostrare la propria innocenza. A queste obbiezioni noi rispondiamo che questa democrazia è la democrazia che garantisce gli interessi di un pugno di parassiti che vivono nel lusso più sfrenato, nell’ opulenza e nello sfarzo sulla pelle e il sudore di milioni di operai e lavoratori che, se lavorano, riescono a malapena a sopravvivere. Come può esserci democrazia quando esistono sfruttatori e sfruttati, ricchi che speculano e traggono profitto dai bisogni primari delle masse popolari e che, grazie al loro denaro sponsorizzano i loro servi della politica e dello Stato, servizi segreti, polizia e carabinieri aizzandoli contro le masse che protestano, gli operai in sciopero, gli studenti in corteo e i comunisti che si organizzano per abbattere questo sporco sistema?

E’ necessario resistere con tutte le nostre forze alla guerra di sterminio non dichiarata che i padroni hanno scatenato contro le masse popolari e i lavoratori.
E’ necessario resistere e organizzarci per abbattere il sistema capitalistico e per istaurare una società guidata dagli operai, una vera democrazia popolare che non lasci più spazio, agibilità politica e economica alla borghesia, una società che faccia esclusivamente gli interessi del popolo, una società socialista. In questa società non vi sarà spazio per i padroni e per i loro servi come gli avvocati e i consulenti mercenari che difendono i padroni della Thyssen .

19 03 2009
Alberto (21:15:38) :

Cari compagni e compagne, la sconfitta dell’arcobaleno è stata devastante non solo per noi ma anche per l’intero paese che non vede nel proprio parlamento nemmeno un comunista! Cosa che si è verificata solo nel ventennio fascista….Povero Gramsci! Povero Togliatti! Povero Longo! Poveri tutti quei partigiani che sono caduti per difendere la falce e martello e con esso gli ideali di libertà, di giustizia e di uguaglianza sociale. Nessuno vuole ritornare indietro, nessuno vuole il vecchio socialismo sovietico, ma, occorre salvare il meglio del vecchio e grande PCI, ripartire dal coinvolgimento delle masse che ha fatto grande il PCI. A cosa mi riferisco? Alle grandi battaglie fatte per i diritti dei lavoratori che hanno fatto i nostri padri negli anni 60-70, alla difesa della laicità dello Stato, a volte mi metto a pensare come sia possibile che nel nostro paese nonostante la forte zavorra del Vaticano esista la libertà di divorzio e la libertà di aborto, libertà che senza la presenza determinante del vecchio PCI non avremmo MAI AVUTO! Che cosa dobbiamo fare? Occorre rimboccarsi le maniche e ritornare tra la gente perchè il nostro è il partito della gente, è il partito degli operai, il partito dei lavoratori e delle lavoratrici. Da alcuni anni il nostro paese è divenuto terra di immigrazione, i persone che scappano dalle loro terre per cercare un futuro migliore per se e per i propri figli. Occorre una forte politica anche sul piano dell’immigrazione, la voce comunista purtroppo è assente nel nostro parlamento e nel nostro paese tornano a galla vecchi fantasmi razzisti e xenofobi che speravamo fossero morti per sempre, purtroppo non è così… Non ha più senso che in Italia ci siano 2 partiti comunisti!!!! Questo spero che i nostri dirigenti lo capiscano……E’ vero la gente è snobbata dalla politica in particolare gli elettori di sinistra alle prossime elezioni se avete una persona anziana che è ormai stufa della politica portatelo a votare non sprechiamo i voti, ditegli “caro nonno/a fallo per me…” Ci attendono anni di lotta e dobbiamo farcela, dobbiamo farcela non solo per noi stessi ma per i nostri figli, per i nostri anziani per tutti quei partigiani che sono morti per la nostra libertà!!!!Mai come in questo momento il nostro paese è così vicino alle rovine del dopoguerra! Sembra inverosimile ma è così. Cari compagni e compagne non voglio dilungarmi oltre ci sentiremo molto presto, cercate di coinvolgere nei comunisti uniti tutta quella gente indecisa e vecchi compagni smarriti.

Alberto

19 03 2009
Comunisti Uniti LT (10:16:24) :

Coordinamento Comunisti Uniti Provincia Latina

Andiamo avanti nella costruzione di un Grande Partito Comunista che sia la speranza e la casa comune i tutti i comunisti ovunque situati.

Attiviamoci per non essere esclusi da chi non rapresenta più il movimento comunista unito.

Per dare voce al popolo comunista che non si riconosce in quei Partiti comunisti e nei suoi dirigenti che hanno dato vita all’Arcobaleno costruiamo portandoci al disastro costruiamo liste comuniste alternative al PD e a chi vuole conservare le proprie posizioni di rendita.

Prepariamo la possibilità di liste “COMUNISTI UNITI - Per la Costituente Comunista” - Lavoriamo perchè i comunisti siano presenti alle prossime elezioni amministrative in Provincia di Latina.

Al lavoro ed alla lotta da Comunisti.

per adesioni e-mail: comunistiunitilt@libero.it

15 03 2009
Eliolibre (02:43:27) :

Un saluto a tutti i compagni,
chi scrive è un comunista, libertario, agnostico sempre vicino a tutti coloro che lottano per la libertà, i diritti e la dignità di ogni cittadino. Per questo, malgrado di formazione libertaria, ho militato a suo tempo nel PCI, assumendo anche incarichi a livello locale. Ho sempre creduto che tutti i progressisti debbano lottare uniti per battere i potenti che dominano la società capitalista in cui viviamo. Ho assisto con amerezza alla distruzione del PCI da parte degli stessi dirigendi che hanno così abbandonato a se stessi milioni di italiani che lottavano per un futuro migliore, pagando spesso di persona, ed hanno consegnato il paese nelle mani della reazione più becera ed arrogante. L’evoluzione della sinistra, da quella PCI-PDS-DS-Ulivo fino alle diatribe della cosiddetta “sinistra radicale”, mi hanno fatto perdere ogni speranza riguardo alla possibilità di combattere efficacemente i cialtroni che dominano incontrastati la politica e l’economia del nostro paese. La mia formazione libertaria consiglia di stare alla finestra a guadare gli eventi, con la serena rassegnazione di chi ha visto per tempo che scelte scellerate non potevano che portare a queste conseguenze. Ma gli eventi che stanno sconvolgendo il mondo con guerre vergognose ed aggressioni inaccettabili, le condizioni di vita sempre più inaccettabili per lavoratori e pensionati, non possono lasciarmi indifferente. Conosco bene gli eventi in atto nel continente Latinoamericano e le speranze di cui quelle esperienze sono portatrici mi fanno sperare che un mondo migliore sia veramente possibile. Per questo non posso non pensare come quell’esperienza, pur con le necessarie differenze, possa essere ripresa anche nel nostro vecchio continente così ostinatamente avviato verso un pauroso declino. Ma proprio la sinistra non riesce ad uscire dal vicolo cieco in cui si è cacciata lasciando perdere le piccole beghe di potere ed imboccare con decisione la strada del vero cambiamento? A che serve spendere inutili energie nel vano tentaivo di correggere gli errori e gli orrori dei nostri governanti, di centro-destra o centrosinistra, non fa poi molta differenza, sapendo che non si potranno ottenere risultati consistenti?
Il capitalismo non è riformabile, è il sitema costruto appositamente per favorire lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo con la massima efficacia. Serve una sinistra che si riappropri dei propri valori, che sappia tornare a parlare alla gente, a tutte le persone lasciate in balia dell’informazione dei padroni del mondo. Serve indicare con chiarezza che i veri nemici sono la finta democrazia capitalista, l’imperialismo devastante e che l’obiettivo è una società socialista e solidale che sappia difendere gli interessi dei lavoratori e della collettività.
Uniti si vince, le diversità sono un grande valore se indirizzate verso l’impegno e la lotta comune.
Contro il CAPITALISMO e l’IMPERIALISMO per un NUOVO SOCIALISMO che apra la strada ad un mondo di pace, giustizia e libertà, UN GRANDE PARTITO DELLA SINSTRA ITALIANA ANTICAPITALISTA ED ANTIIMPERIALISTA.

14 03 2009
Enzo (20:30:18) :

Leggendo questi commenti ho avuto dei brividi, ormai la mia sinistra era seppellita nel mio cuore e sentendo coloro che si dichiarano di sinistra (weltroniani e similia) mi incazzavo e dicevo a me stesso: anche se siete numeramente di più IO HO RAGIONE, la sinistra, la mia sinistra, non può essere quella che spacciano nei media nazionali. Quini se bisogna imbracciare di nuovo il fucile politico, sono pronto, ma oltre alle dichiarazioni voglio vedere i fatti. Compagni, sono pronto!

8 03 2009
UNITA' COMUNISTA (19:53:49) :

-Unione politica:
Partito della Rifondazione Comunista
Partito dei Comunisti Italiani
Sinistra Critica
Partito Comunista dei Lavoratori
Partito di Alternativa Comunista
Partito Marxista-Leninista Italiano
Partito d’Azione Comunista
Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo
Rete dei Comunisti
-Cooperazione:
No Global
No dal Molin
No TAV
No Ponte
Centri Sociali
RedSkins
Sindacati
ecc…
BERLUSCONI CI DIVIDE…………E NOI CI UNIAMO!!!
BASTA SETTARISMI!!!

8 03 2009
Andrea- Prc -Ernesto Ferrara (15:44:54) :

Bene, iniziamo a costruire questi liste anticapitaliste e antifasciste…iniziamo quindi dalla proposta del Prc di una lista unica comunista e anticapitalista per le elezioni europee…riempiamo questa proposta di senso; in ogni territorio partendo da questa lista, da questa campagna elettorale, continuiamo ancora più uniti, sotto lo stesso simbolo e lo stesso programma, la lotta per l’alternativa comunista. E’ l’occasione giusta per iniziare la costituente comunista e anticapitalista, valida per i compagni del Prc, del Pdci, di sinistra critica, del partito comunista dei lavoratori, delle carc, della rete dei comunisti ecc. ecc….ma soprattutto per i cassintegrati, gli studenti in lotta, il proletariato migrante.
RIPETO: QUESTA LISTA E’ UN’OTTIMA OCCASIONE PER LOTTARE INSIEME, IN MODO ORGANIZZATO, CREANDO DI FATTO NEI TERRITORI GRUPPI ELETTORALI (MA NON SOLO!) COMUNI.

1 03 2009
Roberto (Villani) (17:11:58) :

“Costruiamo liste elettorali Blocco Popolare antifasciste e operaie che scompaginino le carte del teatrino della politica borghese!”

sono daccordo con Valter
organizziamo un fronte popolare antifascista, anticapitalista e antimperialista.
Superiamo divisioni, settarismi ed egoismi personali ed uniamo le forze contro fasci e padroni!

E facciamo in fretta perchè gli spazi di manovra si restringono e il nostro paese somiglia sempre di più all’Argentina di Videla!

27 02 2009
Valter (13:27:54) :

Comunicato stampa

Torino Giovedì 26 febbraio. Presidio e irruzione al consiglio della circoscrizione 6.

Dopo l’ingiunzione di sgombero che l’ATC ha inviato alla Nuova Casa del Popolo i compagni della sezione del P-CARC di Torino, alcuni lavoratori e alcuni rappresentanti del Centro di Incontro di via Mascagni, hanno fatto un presidio di protesta di fronte alla struttura della circoscrizione 6 di Barriera di Milano in occasione della seduta del consiglio. Uno striscione con la scritta: “per il diritto alla casa e agli spazi di associazione”era stato affisso proprio all’ingresso del consiglio.
All’apertura della seduta consigliare 5 compagni sono entrati nell’aula e dopo qualche minuto hanno preso la parola interrompendo i consiglieri. Il presidente ha tentato di fare tacere il nostro compagno che imperterrito continuava il suo intervento sino a che, lo stesso presidente, dopo attimi di alta tensione, decideva di mettere ai voti l’opportunità straordinaria dell’intervento dal pubblico se un consigliere ne avesse fatto esplicita richiesta. Un consigliere indipendente della maggioranza del centro sinistra ha richiesto che intervenissimo e il consiglio ha dovuto passare alla votazione. Tutta la maggioranza di centro sinistra e una consigliera di Forza Italia hanno votato a favore del nostro intervento, mentre AN, La Destra e la Lega Nord non si sono espressi nemmeno per votare contro.
Il nostro compagno è stato invitato così ai banchi dei consiglieri per prendere la parola al microfono:”Vogliamo ringraziare il presidente della circoscrizione 6 per avere adempito alle sue funzioni democratiche ed essere intervenuto personalmente al fine di metterci in contatto con il presidente dell’ATC per trattare la questione dell’ingiunzione di sfratto della sede della Nuova Casa del Popolo e per trovare una soluzione che soddisfi entrambi. Un ingiunzione di sfratto che puzza di ritorsione nei confronti del nostro partito, per i tre anni di attività svolta nel quartiere in difesa del diritto alla casa e alla vita dignitosa di tutti gli abitanti denunciando le malefatte di certi politicanti e speculatori e in difesa dei valori della Resistenza partigiana. Per questo motivo avevamo anche subito alcune scritte nazifasciste sul muro della Casa del Popolo che sono state prese come occasione, da Novaro, amministratore del super condominio di via Cruto, per scrivere una lettera all’ATC chiedendo di cacciarci in quanto pericolosi per l’incolumità dei condomini. Un po come dire che se una sede di un associazione ebraica subisce scritte fasciste e xenofobe sul muro, si fa chiudere e si mandano via gli ebrei, oppure se sui muri della circoscrizione, guidata dal centro sinistra, appaiono scritte naziste e fasciste, si chiude la circoscrizione? Le decine di firme raccolte in solidarietà con la Nuova Casa del Popolo e gli attestati ricevuti da moltissimi abitanti del quartiere mostrano che la nostra presenza ha un alto carattere sociale. Il tentativo dell’ATC di sfrattare la nostra sede apre le porte al peggioramento delle condizioni di vita di tutti gli abitanti del quartiere perché indebolisce la lotta contro le speculazioni, gli inciuci, i ricatti e l’incuria, a cui sono costrette centinaia di famiglie.
Ogni volta che, nella storia, è stata eliminata una bandiera rossa da un balcone o da una strada, è stato l’inizio di tempi bui e di repressione aperta per tutti i democratici e i progressisti. L’eliminazione e la chiusura delle sedi comuniste, antifasciste, democratiche e progressiste, porta all’aumento incontrollato anche di atti come l’ultimo attentato fascista subito da cittadini rumeni in via Monterosa la scorsa notte.
Chiediamo quindi ai consiglieri della circoscrizione di prendere una posizione pubblica in merito e di votare, nel breve periodo, una mozione in riconoscimento del valore sociale e politico degli spazi di aggregazione come il nostro e che impegni la giunta a controllare concretamente che l’ATC svolga con trasparenza, democrazia e vere ragioni sociali, il proprio lavoro, come dice anche lo statuto e la ragione sociale dell’azienda stessa. Tutto ciò nella direzione di difendere la dignità di

ogni cittadino ed il diritto di vivere in un quartiere che fa della ragione sociale un punto di forza e non, come avviene spesso, una ragione di meri costi e di speculazione. Ricordiamo che lo statuto
ATC cita: “l’ATC è un soggetto pubblico che persegue il pubblico interesse identificato con l’obbligo sociale di fornire appartamenti economici da porre a disposizione delle categorie di cittadini meno abbienti e di provvedere all’amministrazione e alla gestione del proprio patrimonio e di quello ad essa affidato da altri enti pubblici”(…). Inoltre l’Atc provvede ad attuare interventi finalizzati al recupero e alla conservazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e dei relativi servizi, anche attraverso processi di riqualificazione, tramite risorse dello Stato, delle Regioni” Chiediamo che questo intervento venga inserito negli atti a verbale della odierna seduta del consiglio e che vengano attuate al più presto le procedure necessarie alla presentazione della mozione suddetta”. Il consiglio ha quindi deciso di prendere in visione la richiesta di mozione e si è fatto carico di discuterla alla prossima seduta dicendo che avremmo potuto verificarne l’impegno tramite la convocazione del consiglio stesso. I lavori del consiglio sono poi continuati. Il consigliere Garcea del “Gruppo delle Libertà”ha chiesto di mettere ai voti una mozione per l’affissione, nell’aula consigliare, dei ritratti delle più alte cariche dello stato, compreso quello di Berlusconi. La maggioranza del consiglio ha votato contro e anche i nostri compagni, ancora seduti nei posti riservati al pubblico, hanno alzato la mano con i consiglieri esprimendo la loro contrarietà alla indecente mozione del lecchino berlusconiano. E’ stato un gesto simbolico per mostrare che i cittadini devono essere interpellati e consultati e devono partecipare attivamente ai lavori delle assemblee elettive.
L’intervento dei nostri compagni è stato dirompente e ha costretto i consiglieri a prendere una posizione rispetto la questione dello sfratto della Nuova Casa del Popolo ma, più in generale, rispetto ai diritti degli spazi associativi antifascisti, comunisti e progressisti sul territorio della circoscrizione e rispetto al controllo sull’operato dell’ATC in relazione alla gestione speculativa delle case popolari che sono un diritto di ogni cittadino e non un elemosina.
L’irruzione portata a termine dai nostri compagni dimostra che è possibile rivolgere gli attacchi della borghesia contro la borghesia stessa e trasformarli in un punto di forza passando da accusati ad accusatori, ribaltando e scombinando le carte del teatrino della politica borghese, costringendo i teatranti a smascherasi definitivamente, mostrando il loro vero volto antipopolare, o a rincorrere a sinistra assumendo posizioni favorevoli alle masse. I nostri compagni hanno svolto i compiti che avrebbe dovuto svolgere un eletto di una lista di Blocco Popolare che non si fa legare le mani dalle regole imposte dal teatrino della politica borghese ma gioca d’attacco e di rottura con i regolamenti che, spacciati come strumenti democratici, impediscono, di fatto, la partecipazione attiva delle masse popolari, dei proletari e degli operai, alle assemblee elettive.
Costruiamo liste di Blocco Popolare, organizziamoci autonomamente dalla borghesia. Facciamo saltare il teatrino della politica borghese. La lotta per la difesa della Nuova Casa del Popolo continua sabato 28 dalle 10,00 con un presidio di fronte alla sede di via Cruto 20.

P-CARC sezione di Torino carctorino@yahoo.it tel. 3476558445

19 02 2009
Stefano G. Azzarà (13:49:26) :

COMUNICATO DEI GARANTI PROVVISORI NOMINATI DALLA RIUNIONE “COMUNISTI UNITI”

Domenica 15 febbraio si è svolta a Roma una riunione di alcuni promotori dell’appello Comunisti Uniti.

L’esigenza di un percorso di riunificazione dei comunisti, affermata per la prima volta con l’appello del 17 aprile 2008, va ben al di là della sconfitta elettorale e risulta oggi tanto più attuale alla luce della profonda crisi strutturale del sistema capitalistico. La crisi mette a nudo in maniera brutale le contraddizioni intrinseche al modo di produzione. Essa acuisce il conflitto capitale-lavoro e le condizioni dello sfruttamento in Italia e in Europa e pone le premesse per una fase politico-sociale regressiva anche sul piano degli assetti politici. Essa inoltre approfondisce le conflittualità interne al campo imperialista, saldandosi con il declino tendenziale di un paese, gli USA, che detiene però ancora un potere militare senza precedenti.

Nonostante i segnali in controtendenza, sono invece drammaticamente carenti in Occidente le basi soggettive per una ripresa di un conflitto politico-sociale consapevole, organizzato e di massa. Trent’anni di ciclo neoliberista hanno destrutturato il mondo del lavoro, frammentando i contratti, introducendo massicciamente la precarietà, mettendo lavoratore contro lavoratore e erodendo forme di coscienza che erano maturate nel corso di 150 anni di storia del movimento operaio. Al tempo stesso, mentre emergono nuovi centri di potere mondiale, i comunisti faticano a costruire un blocco storico che possa efficacemente contrastare l’imperialismo.

Da qui la necessità di un percorso di riunificazione che consenta ai comunisti, in questa fase di difficile resistenza, di costruire forme organizzative più efficaci e di darsi strumenti politici adeguati alla fase. E’ un processo che non può che muoversi simultaneamente dall’alto e dal basso. Un processo che, pur guardando in faccia i limiti e gli errori accumulati da questi soggetti, parta dall’indispensabilità delle forze comuniste organizzate oggi più forti, PRC e PdCI, ma che nel contempo vada al di là di esse coinvolgendo forze esterne a questi due partiti. Che riconosca cioè l’esigenza di avviare un loro processo unitario come prima e indispensabile base di una riunificazione della vasta diaspora comunista italiana, dell’unità delle decine e decine di migliaia di comuniste e comunisti esterne/i ai due partiti maggiori e di quelle sensibilità che hanno operato in questi anni al di fuori di essi ma sempre nel vivo delle vertenze e delle lotte. Da questo punto di vista la lista unitaria delle forze comuniste e anticapitaliste per le prossime elezioni europee può rappresentare un primo passaggio importante in senso unitario. E questo non certo perché un partito comunista possa nascere da un passaggio elettorale, ma perché la stessa campagna elettorale condotta unitariamente, il conflitto sociale condiviso e un programma comune anti Maastricht possono offrirsi come basi materiali per la più vasta costruzione dell’unità dei comunisti dal basso.

Il progetto dell’unità dei comunisti ha bisogno con ogni probabilità di un processo lungo e complicato, che la riunione di lunedì ha deciso di sostenere con forza. A tal fine, l’assemblea ha dato mandato ai compagni Azzarà e Fioretti (tra i 100 dell’Appello) di consultare i promotori e proporre su queste basi la costituzione di un comitato nazionale che avvii una nuova iniziativa generale dell’Appello e dei soggetti sociali e politici che esso ha sin qui evocato e che evocherà, preparando un nuovo appello e coordinando il lavoro dei comitati locali provvisori, ampliandoli, integrandoli e favorendo la partecipazione, il coinvolgimento e l’informazione di tutti i firmatari dell’appello.

Stefano G. Azzarà
Andrea Fioretti

19 02 2009
Valter (12:18:02) :

Solidarietà agli antifascisti torinesi condannati

Il “moderno tribunale speciale” di TORINO capitanato dal giudice Tatangelo ha condannato duramente tre compagni del Collettivo Autonomo Universitario perché, un anno fa, insieme ad altre decine di studenti antifascisti si erano opposti, alla presenza dei fascisti nell’università. A difendere i fascisti intervenivano la DIGOS e decine di sbirri in tenuta antisommossa che caricavano e pestavano selvaggiamente gli studenti antifascisti e un lavoratore dell’università inseguendoli per i corridoi e le aule dell’ateneo in perfetto stile “Argentina di Videla”.
Ancora una volta si assiste ad un indegna sentenza politica che insulta la nostra costituzione nata dalla RESISTENZA partigiana. Chi si oppone allo scempio della Costituzione e ai rigurgiti fascisti (come i compagni che l’11 marzo 20006 a Milano tentarono di impedire una parata fascista per le vie della città medaglia d’oro per la Resistenza) viene prima caricato dagli sgherri fascisti in divisa e poi arrestato e condannato da quei tribunali che richiamano, neanche troppo lontanamente, quelli speciali del ventennio fascista.
Tutto questo mentre nelle nostre città, si susseguono le scorribande delle squadracce di picchiatori e accoltellatori fascisti contro i compagni, i gay, i rom e i cosiddetti diversi, appaiono scritte e manifesti che insultano la RESISTENZA e incitano all’odio razziale e xenofobo e mentre, infami razzisti alla Borghezio, legittimati dal così detto “pacchetto sicurezza”, promuovono ronde per dare la caccia agli immigrati poveri. Lottare con ogni mezzo, contro la riabilitazione e lo sdoganamento del fascismo, esprimere concretamente la solidarietà e il sostegno agli antifascisti colpiti dalla repressione e dalle condanne dei “moderni tribunali speciali” è un dovere di ogni cittadino. E’ un dovere anche di chi, grazie alla Resistenza, oggi può sedere sulle poltrone all’interno dei palazzi del Comune, della Provincia, della Regione e del Parlamento italiano. Questi politicanti credono forse di potersi esimere dai loro doveri in difesa della Costituzione nata dalla Resistenza? Il loro silenzio o le loro condanne nei confronti degli antifascisti che, in tutti i modi, combattono contro il rigurgito e lo sdoganamento del fascismo è da ritenersi complice. Una complicità che hanno mostrato anche facendo intervenire decine di sbirri della DIGOS per malmenare e cercare di spingere una compagna dell’ASP(Associazione di Solidarietà Proletaria) e un membro del P-CARC, giù per le scale del Comune di Torino dopo che, in seduta del consiglio comunale, avevano fatto irruzione per dare voce ai prigionieri politici turchi e per condannare la collaborazione delle Autorità italiane con uno stato fascista che tortura e uccide gli oppositori comunisti, progressisti e democratici.
Il P-CARC esprime la più totale solidarietà nei confronti degli studenti antifascisti condannati dal “moderno tribunale speciale”e invita tutti gli antifascisti, i sinceri democratici, l’ANPI e le altre organizzazioni antifasciste, ad esprimere il loro sostegno e la loro vicinanza con questi “nuovi partigiani”e a concretizzarla irrompendo anche nelle assemblee elettive del teatrino della politica borghese dove i politicanti pensano di poter fare i loro intrallazzi al riparo dagli occhi indiscreti delle masse popolari e di potersi assolvere dalle responsabilità dirette che essi hanno.

Solidarietà con gli antifascisti sotto processo!
Mai più tribunali speciali!
Nessuna agibilità politica per i fascisti!
Difendiamoci per prendere tutto!
Assediamo i politicanti borghesi nei loro palazzi! Costruiamo liste elettorali Blocco Popolare antifasciste e operaie che scompaginino le carte del teatrino della politica borghese!

18 02 2009
Comunisti Uniti (16:00:30) :

Resoconto della riunione nazionale dei promotori
dell’appello Comunisti Uniti
(Roma, 15 febbraio 2009)

Alla riunione hanno partecipato numerosi promotori dell’Appello (Azzarà, Caputo, Catone, De Angelis, Fioretti, Fumarola, Giacché, Giai-Levra, Giannone, Höbel, Manes, Martino, Moro, Patriarchi, Polcaro, Tromboni…), autorevoli esponenti delle forze politiche che hanno sostenuto l’Appello fin dal suo apparire (Giannini per l’Ernesto, Pellegrini e Rizzo per il PdCI), rappresentanti dei comitati locali (o di loro nuclei iniziali) sorti in questi mesi (Merlin per la Lombardia, Bonazzi per l’Emilia Romagna, Ricci per la Liguria, Climati per il Lazio, ecc.).

La riunione è stata aperta da una breve introduzione di Stefano Azzarà, che ha ripercorso la vicenda dell’Appello e del processo avviato tra i compagni di PRC e PdCI e quelli non iscritti.
Subito dopo, nella sua relazione Andrea Catone si è soffermato sulla fase di «crisi strutturale capitalistica» in corso, sui rischi di «fascismo mediatico», sulla necessità di uno sforzo unitario che consenta di superare la logica dei «piccoli feudi». E dunque sull’attualità dell’Appello, sulla necessità di un’iniziativa di massa (con eventuali ricadute istituzionali) per la difesa dei salari e dei livelli di vita dei lavoratori e di un’iniziativa organizzata sulle questioni della cultura e dell’elaborazione teorico-politica marxista. Infine, Catone ha invitato a evitare due prospettive entrambe unilaterali: quella che intende i Comunisti Uniti come la mera unificazione di vertice PRC-PdCI e quella parimenti inadeguata che invoca l’azzeramento delle organizzazioni e dei gruppi dirigenti esistenti, in vista di un’improbabile «palingenesi» politica e organizzativa. Occorrono invece una battaglia politica per far avanzare il processo unitario e un lavoro comune per radicarlo e arricchirlo di contenuti e lotte.
Realisticamente, il processo di unità comunista non può prescindere dalle più importanti organizzazioni dei comunisti oggi esistenti. Bisogna al tempo stesso evitare che questo processo si limiti a tali soggetti ed escluda quelle forze significative che negli ultimi anni sono state al centro delle vertenze e delle lotte più importanti, così come bisogna evitare che esso scorra nell’alveo di una linea politica moderata che non risulterebbe all’altezza della fase attuale.
Su una linea simile si è mosso l’intervento di Andrea Fioretti, che ha invitato a valorizzare il ruolo dei Comitati locali sorti in questi mesi. Comunisti Uniti può avere un importante «ruolo di fase», al di là delle pur importanti scadenze elettorali, nella ricostruzione di una presenza autonoma e organizzata dei comunisti. Per questo bisogna avere voce nei movimenti di lotta sindacali e studenteschi come quelli di questi mesi (scioperi sindacalismo di base e FIOM, movimenti studenteschi e pro-palestina). Vanno però messe in cantiere alcune campagne, come quelle contro la NATO e il G8, volte a caratterizzare in maniera più forte questo obiettivo. Riguardo al rapporto tra i partiti, il documento della Direzione PRC è positivo, benché non manchino le ambiguità: si apre quindi una partita dentro e fuori il PRC. Infine, Fioretti ha proposto di eleggere un coordinamento nazionale dei promotori e di intensificare l’azione nei territori per completare ed estendere i Comitati. All’odg sono tre punti: a) la questione politica dell’unificazione dei comunisti, b) la questione sociale delle lotte e della situazione sindacale (rispetto alla quale occorre una campagna in difesa del contratto nazionale) e c) la questione culturale e teorica (pubblicazioni, riviste, convegni). Sulle elezioni amministrative occorre dare un segnale di discontinuità e proporsi in alternativa al PD escludendo alleanze anche locali dove questo partito si è dimostrato più liberista e colluso col malaffare.

Dopo gli interventi introduttivi si è aperto il dibattito. Su numerosi punti strategici è emersa una sostanziale convergenza: la gravità della crisi strutturale in corso e le possibilità che essa apre alla riproposizione a livello di massa di una prospettiva socialista e all’idea della necessità di un’economia programmata (Moro, Giacché); il processo di bonapartizzazione in atto nel nostro paese, gli attacchi alla Costituzione e alla rappresentanza dei lavoratori, il rischio di «fascismo mediatico» (Giacché, Grimaldi, Ricci); gli errori di essersi coinvolti a livello governativo nella gestione di politiche filopadronali (Fumarola); la lunga durata del processo di decomunistizzazione del PRC e i limiti nell’azione dello stesso PdCI. In questo senso, l’Arcobaleno è solo l’ultimo episodio di un percorso più complessivo, rispetto al quale gli sviluppi di questi ultimi mesi rappresentano una, sia pure parziale, inversione di tendenza (Giannini, Rizzo, Bonaventura). Infine, è stata sottolineata la necessità di affiancare la dialettica in corso tra i partiti con l’iniziativa «dal basso» di Comunisti Uniti (Rizzo, Manes, Bonazzi); l’assenza di margini economici per politiche neo-keynesiane e dunque l’impossibilità di un’alleanza organica col PD (Giannini); il giudizio negativo sul PD come altra faccia della stessa medaglia e dunque la necessità di porsi in alternativa a esso (Giacché, Rizzo, Fumarola); la necessità di ridare una centralità all’analisi dello scontro capitale/lavoro a livello internazionale e al sostegno alla resistenza antimperialista (Grimaldi).

Su altri punti sono invece emerse sfumature o punti di vista diversi, che è necessario riconoscere proprio in vista della ricerca di una sintesi. 1) Il giudizio sugli attuali gruppi dirigenti di PRC e PdCI, rispetto ai quali alcuni compagni hanno sottolineato gli errori compiuti e la necessità di un’autocritica o persino di una vera e propria messa da parte (Giannone, Mosaico, Manes), mentre altri hanno rilevato che lo stesso progetto di Comunisti Uniti nasce da una decisione politica consapevole di una parte significativa di quei gruppi dirigenti (Höbel, Pellegrini, Giannini). 2) Sulle elezioni, c’è una differenza sull’importanza da dare agli appuntamenti elettorali, rispetto ai quali alcuni compagni hanno evidenziato il rischio di una posizione neo-bordighista (Moro).
Ma idee diverse sono emerse anche tra chi ha posto il problema di un impegno diretto di Comunisti Uniti, con la richiesta di candidare solo operai ed esponenti dei movimenti di lotta nell’ambito della lista unitaria in una delle circoscrizioni elettorali “sicure” tipo Nord-Ovest o centro (Rizzo, Mustillo) e chi ritiene che Comunisti Uniti debba impegnarsi nella campagna elettorale, senza però dare indicazioni precise che rischierebbero di dividere (Pellegrini). Riguardo ai contenuti, molti compagni hanno ribadito il nostro antagonismo rispetto all’Europa di Maastricht e di Lisbona (Caputo); altri hanno chiesto di dare la priorità ai contenuti, a partire ad esempio dal contratto di lavoro europeo (Manes), e di affiancare a queste parole d’ordine una piattaforma di tipo propositivo (Höbel, Patriarchi). 3) Sulla presenza dei comunisti negli enti locali, e sulla prossima scadenza amministrativa, alcuni compagni hanno chiesto di escludere a priori alleanze col PD nelle grandi città (Climati); altri hanno avuto una posizione più sfumata o affermato l’esigenza di valutare caso per caso.

Riguardo alla prospettiva da dare a Comunisti Uniti, alcuni compagni hanno evidenziato il rischio che il processo politico proposto sia inutile se non si danno prima segni forti di autocritica da parte dei gruppi dirigenti (Giannone); altri hanno concordato sulla necessità di un maggiore strutturazione che parta da un coordinamento nazionale, rafforzi e moltiplichi i gruppi locali, ricontatti i circa 6000 aderenti, faccia emergere dei referenti a livello regionale (Bonazzi, Merlin); altri ancora hanno sostenuto l’opportunità superare la logica dell’intergruppo e di agire come una «corrente» unitaria ma trasversale ai partiti, dividendosi intanto in gruppi di lavoro (Caputo). Comune invece è stata la valutazione della necessità di intensificare l’iniziativa di massa (Mosaico, Merlin), impostandola nel modo più unitario possibile, agendo sui contenuti in modo da superare divisioni interne ed esterne ai partiti, come nel caso della manifestazione del dicembre scorso alla Thyssen di Torino contro le morti per il profitto e quella prossima di aprile all’ILVA di Taranto (De Angelis) e affiancandola a un serio lavoro di formazione teorica (Manes, Fumarola, Climati, Patriarchi). Condivisa è apparsa anche l’esigenza di un nuovo appello, che rilanci e aggiorni i contenuti del testo iniziale, sostenga l’idea della lista comunista unitaria, evidenziando al tempo stesso che essa rappresenta solo una tappa di un percorso politico più complesso e di più lungo respiro.

Alcuni compagni hanno fatto inoltre varie proposte di lavoro specifiche:
- una campagna in difesa del contratto nazionale (Fioretti);
- campagne su NATO e G8 (Fioretti);
- un convegno su “I comunisti e la questione sindacale” (Manes)
- un convegno su “I comunisti e il lavoro culturale” (Manes)

In conclusione, il compagno Catone ha esortato tutti a essere consapevoli della posta in gioco e quindi a porre l’istanza unitaria al primo posto, rilanciando il percorso di Comunisti Uniti sul piano locale. Si è infine accolta (con intervento contrario del comp. Manes) la proposta del compagno Azzarà di dare mandato a lui stesso e al compagno Fioretti di individuare i nomi che possano comporre il coordinamento nazionale, o quanto meno un comitato di garanzia che gestisca questa fase di “ristrutturazione”. Tale coordinamento dovrebbe inoltre realizzare una mappatura dei comitati locali, stendere una nuova bozza di appello, ricontattare gli aderenti, tenere riunioni locali ecc., in vista di una nuova convocazione dell’assemblea da realizzarsi auspicabilmente prima delle elezioni europee e amministrative.

8 02 2009
Comunisti Uniti Lazio (22:49:36) :

Cari compagni, care compagne,
Inviamo nuovamente la lettera per il rilancio dell’appello COMUNISTI UNITI.
Avendo raccolto un numero significativo di adesioni, questa lettera vale adesso come convocazione ufficiale della nostra assemblea, che si terrà a Roma domenica 15 febbraio alle ore 10 presso il Centro congressi Frentani (via dei Frentani 4).
La lettera di convocazione è accompagnata, subito sotto, dall’adesione-contributo di numerosi compagni co-promotori.
Le loro proposte e quelle di tutti verranno discusse in assemblea.

Fraterni saluti
________________________________________________________

Ai promotori dell’appello Comunisti Uniti
p.c. Agli aderenti all’appello

Siamo alcuni dei promotori dell’Appello COMUNISTI UNITI del 17 aprile scorso.

Quell’appello fu lanciato all’indomani delle elezioni del 12-13 aprile 2008 da un centinaio di esponenti della società civile (intellettuali, scienziati, quadri operai e di movimento…) e raccolse in poco meno di due mesi oltre 6.000 adesioni, per lo più spontanee, oltre che il sostegno di partiti ed aree politico-culturali organizzate.

I mesi successivi (giugno-luglio 2008) hanno visto molti compagni e strutture raccogliere la sollecitazione unitaria contenuta nell’appello, che evidentemente coglieva un’istanza molto forte nel “popolo comunista”; d’altra parte, sono stati in gran parte dominati dai congressi dei due principali partiti comunisti del nostro paese (Prc e Pdci): un dibattito acceso, in alcuni casi lacerante, in buona parte segnato dalle problematiche di fondo poste dall’appello stesso (autonomia comunista, unità a sinistra, unità e futuro dei comunisti). Gli esiti stessi di quei congressi - in cui rispetto all’ipotesi di una indistinta “unità della sinistra” (magari subalterna al pd) hanno prevalso l’idea della ricostruzione di forze di classe, radicate nel mondo del lavoro, e il rilancio dell’identità e del progetto comunista - hanno confermato la validità e la fondatezza delle motivazioni poste a base dell’appello. Quegli stessi congressi, inoltre, hanno consentito di tornare a porre la prospettiva di una nuova unità dei comunisti intesa in termini di massa, radicata nel mondo del lavoro, non residuale, non settaria e al tempo stesso non politicista.

Il percorso per ricostruire in Italia un partito comunista di massa non è certamente semplice, e non bastava sicuramente un appello perché magicamente si ricomponesse un’unità reale, come sintesi di un processo dialettico che superasse una divisione ed una diaspora, che l’assenza o l’estrema debolezza del dibattito teorico, di una seria analisi di classe della società italiana, e, soprattutto, l’elaborazione di una strategia comunista per il XXI secolo, ha ulteriormente alimentato. Col rischio che, in luogo di un effettivo processo unitario, si riproponga la frammentazione in relativamente piccoli gruppi o frazioni, ciascuna col suo piccolo gruppo dirigente o leader, ciascuna autoreferenzialmente convinta di poter essere autosufficiente e portatrice della “vera e giusta” linea. Il senso e la forza di quell’appello era anche in una visione critica degli errori del passato, di cui la debacle elettorale era solo l’ultima e più evidente manifestazione, con la proposta di procedere per vie nuove, con la rivendicazione orgogliosa di una grande storia e di un grande progetto di trasformazione radicale della società, e insieme con l’umiltà comunista di proporre a ciascuno di fare un passo indietro per farne poi due in avanti.

Il processo di unità aperto con l’appello ha visto, dopo i congressi estivi di Pdci e Prc, il dispiegarsi di molte iniziative volte all’attivazione di un percorso unitario, all’individuazione dei nodi essenziali da affrontare per elaborare collettivamente una strategia comunista, sulla base di una coerente ricognizione dei rapporti di forze. Nel complesso però, esse sono risultate ancora inadeguate alla posta in gioco, in taluni casi si sono riaffacciate vecchie logiche di appartenenza, con la coltivazione del proprio orticello nella frazionata e frammentaria galassia del comunismo italiano; il che contraddice lo spirito originario e unitario dell’appello, che non va travisato e che allude alla costruzione di un processo che coinvolga - senza rimuovere i loro limiti ma senza chiusure preconcette - le principali forze comuniste italiane.

.

Attraversiamo oggi una fase difficilissima e il rischio di una cancellazione dei comunisti, o della riduzione alla marginalità di una riserva indiana, è fortissimo. Occorre un grande sforzo di volontà, intelligenza, passione per riprendere con forza l’iniziativa politica, per dare gambe e cervello alla costruzione del partito comunista di massa, che sia capace di unire i comunisti, che possa divenire la casa comune e l’officina dei comunisti.

Per questo riteniamo di dover rilanciare il percorso unitario con i firmatari e sottoscrittori dell’appello, nella consapevolezza che in questo momento storico la presenza di un partito comunista di massa che sappia confrontarsi con la realtà effettuale è un bene prezioso e indispensabile, per l’ottenimento del quale occorre l’apporto generoso e costruttivo di tutti i compagni, di “base” e di “vertice”, ciascuno col proprio bagaglio di capacità e competenze, e, insieme, con la propria storia di contributo alla causa del comunismo e anche di errori da superare con lo sguardo rivolto alla prospettiva futura.

Per riprendere e rilanciare la prospettiva posta nell’appello, proponiamo che

Domenica 15 febbraio 2009, a Roma, presso il Centro Congressi Frentani, via dei Frentani 4, dalle ore 10.00, si tenga una riunione nazionale alla quale sono invitati TUTTI gli oltre cento promotori dell’appello, assieme ai rappresentati di quelle aree organizzate che lo hanno esplicitamente sostenuto;

- che tale riunione faccia una prima valutazione sull’attualità dell’appello, i suoi primi risultati e le modalità per proseguire il percorso;

- che in tale riunione si definisca democraticamente un gruppo di lavoro nazionale che abbia la rappresentanza del gruppo promotore, con dei suoi portavoce, anche per quanto attiene alla gestione di tutti gli strumenti di comunicazione dell’appello (sito, indirizzari, ecc…);

- che tale gruppo di lavoro convochi immediatamente, con modalità condivise, incontri regionali a cui siano invitati tutti gli aderenti all’appello delle diverse regioni, e che in tali incontri si definiscano gruppi di lavoro e portavoce regionali (mentre riteniamo - ma ne discuteremo insieme - che la convocazione tout court di un’assemblea nazionale degli oltre seimila aderenti non sia in questo momento il modo migliore per favorire una effettiva partecipazione e rappresentanza del maggior numero di aderenti);

- che successivamente (entro l’aprile 2009) si tenga un’incontro nazionale dei rappresentanti e portavoce del gruppo promotore e degli aderenti all’appello, definiti sulla base di un processo effettivamente democratico e condiviso, che possa porsi - legittimamente - come gruppo di lavoro e di coordinamento nazionale delle diverse realtà e soggettività che in vario modo si sono riconosciute nell’appello.

Domenico LOSURDO; Margherita HACK; Andrea CATONE; Manlio DINUCCI; Tiziano TUSSI; Alessandro HOBEL; Stefano G. AZZARA’; Delfina TROMBONI; Vladimiro GIACCHE’; Federico MARTINO; Teresa PUGLIATTI; Mario VEGETTI; Marino SEVERINI; Mario GEYMONAT; Fabio MINAZZI; Wasim DHAMASH ; Sergio RICALDONE; Domenico MORO; Gigi LIVIO; Alfonso NAPOLITANO; Alessandro VOLPONI; Carlo BENEDETTI; Fabio LIBRETTI; Giusy MONTANINI; Rolando GIAI-LEVRA; Cristina CARPINELLI; Vittorio GIOIELLO; Vito Mariano MASSARO; Mario MADDALONI; Giovanni PATANIA; Orestis FLOROS; Wilfredo CAIMMI; Guido OLDRINI; Francesco POLCARO; Francesco BACHIS; Manola MAURINO; Roberto TESTERA; Marco PUGGIONI; Franco LISAI; Adele Monica PATRIARCHI; Luigi DOLCE; Giovanni ZUNGRONE; Cataldo BALLISTRERI; Maurizio BUDA; Giorgio INGLESE.

____________________________________________________________

Car* compagn*,

in quanto co-promotori dell’appello Comunisti Uniti abbiamo ricevuto la vostra lettera/invito ad una riunione nazionale il 15 febbraio a Roma per rilanciare insieme il progetto originario e farne una proposta politica tesa all’obiettivo di un unico Partito per tutte le comuniste ed i comunisti ovunque collocati.
Non avendo partecipato alla fase di stesura del testo da voi proposto approfittiamo per sottoporvi ora alcune considerazioni politiche da tenere presenti nella costruzione del dibattito ed alcune proposte da inserire nel testo di convocazione da voi sottoposto.

Anche noi siamo tra quei 100 e passa primi firmatari dell’appello Comunisti Uniti che avvertono l’urgenza della ripresa di un’iniziativa nazionale per un’unità dei comunisti che abbia un respiro strategico - e non limitato alla semplice “sopravvivenza dei prossimi sei mesi” - in questa difficile fase politica che vede il ruolo dei comunisti quasi ridotto a pura testimonianza. Concordiamo con voi che il tracollo elettorale dell’aprile 2008 non è stata la causa di questa crisi del movimento comunista, ma uno degli effetti finali di crollo di credibilità e consenso per via degli errori e delle inadeguatezze di una lunga fase precedente. E’ stato proprio questo sentimento comune diffuso nel variegato “popolo comunista” che ha contribuito al successo immediato dell’appello.
Raccogliamo, quindi, con estremo favore e interesse questa vostra iniziativa e ne condividiamo la sostanza e gran parte del taglio. Anche i tempi proposti per la riunione nazionale di riorganizzazione e per l’assemblea pubblica ci sembrano adeguati. Sottoscriviamo, quindi, la vostra proposta.

Oggi più che mai appare necessario riprendere e rilanciare un percorso di riconnessione delle idealità e della progettualità dei comunisti nel nostro paese con il sentimento diffuso della classe lavoratrice e della massa di sfruttati. Ancor più di fronte al dispiegarsi degli effetti devastanti di questa crisi strutturale del capitalismo e alla rinnovata arroganza di una Confindustria sostenuta dall’azione del governo Berlusconi tesa a schiacciare sempre di più il costo del lavoro nel tentivo di arrestare la progressiva caduta dei margini di profitto delle imprese. Senza considerare la necessità per le grandi aziende del capitalismo nostrano di aumentare la propria competitività internazionale magari anche con la scelta delle opzioni militari.
Per governare questa fase di crisi strutturale - e di probabile impoverimento di massa - si vanno restringendo gli spazi di partecipazione e rappresentanza affermando un sistema bipartitico/bipolare del governo del capitalismo di fronte al quale le masse salariate non hanno nessuna alternativa reale di sistema.

I processi di unità dei comunisti o passano dalla costruzione di un programma autonomo, dalla difesa di un’indipendenza ideologico-culturale e da una capacità politica che riconnetta, anche a livello di sentimento di massa, le idee e le prospettive del socialismo e del comunismo nel XXI Secolo, oppure saremo di nuovo vittime degli errori del passato che hanno portato i comunisti ad un ruolo subalterno nella società e nei confronti dei progetti di governo del capitalismo.
Di fronte a questo panorama c’è lo spazio per riconquistare un’unità e un’autonomia del movimento comunista in maniera totalmente alternativa al PD e al di fuori di progetti liquidazionisti e “arcobalenisti” già dimostratisi fallimentari.

Queste le ragioni principali di un rilancio del progetto di Comunisti Uniti in questa fase. Dobbiamo fare sicuramente delle scelte per l’immediato che diano dei segnali in questa direzione, ma dobbiamo inserirle in una prospettiva di più lungo respiro che vada al di là delle singole scadenze elettorali o politiche.
Per questo non intendiamo questo percorso (di cui dobbiamo definire insieme i contorni e le modalità) come la nascita di un nuovo gruppetto autoreferenziale che entri in conflitto con la presenza dei comunisti in questa o quella componente comunista organizzata ma che ne rafforzi il lavoro in una prospettiva comune e unitaria. Infatti il movimento dei “Comunisti Uniti” dovrebbe, a nostro avviso, costituire l’ossatura di un’area politica modernamente comunista con un saldo impianto anticapitalista ed antimperialista che possa rafforzare l’obiettivo comune di un solo Partito per tutte le comuniste ed i comunisti ovunque oggi collocati.

I promotori firmatari di questa lettera si mettono da subito a disposizione per la preparazione di questa riunione del 15 febbraio, in particolare quelli della città di Roma che la ospiterà.

Infine, alcune proposte da inserire nel vostro testo:

- Come voi dite nel vostro testo le decisioni devono essere prese democraticamente mettendo tutti i promotori sullo stesso piano e con pari dignità senza preclusione alcuna. E questo, secondo noi, sia che essi provengano da questa o quell’area del PdCI (siano essi vicini alla maggioranza del partito o all’associazione Proletaria), del PRC (siano essi de l’Ernesto o di Sinistra Comunista), ma anche essi che siano diversamente collocati dal punto di vista politico-organizzativo. Al contrario, rilanciare pubblicamente un progetto di “unità” riproducendo all’interno la “frammentazione” dell’esistente sarebbe un errore che pregiudicherebbe la credibilità e la riuscita dell’iniziativa.
- Definiremmo meglio il ruolo dei promotori rispetto ai coordinamenti regionali di Comunisti Uniti. Ci vuole il riconoscimento e allaragamento degli embrioni di gruppi regionali e/o territoriali di Comunisti Uniti già esistenti.
- Inseriremmo un riferimento più esplicito alla “terza componente” necessaria alla riuscita del progetto Comunisti Uniti (ossia, gli esterni alle aree del PdCI e del PRC). Quando si dice che l’appello “allude alla costruzione di un processo che coinvolga - senza rimuovere i loro limiti ma senza chiusure preconcette - le principali forze comuniste italiane” questo può risultare ambiguo. L’appello fa riferimento esplicito al coinvolgimento in tale processo delle “principali forze comuniste” (PRC e PdCI) e “di tutti gli altri comunisti ovunque collocati”. Contrariamente taglieremmo fuori le migliaia di compagni che non militano in questi partiti (e tra questi diversi di noi e degli oltre 6.000 firmatari) e faremmo apparire questa iniziativa come un semplice escamotage politicista per spingere PRC e PdCI all’unificazione. Obiettivo transitorio condivisibile, ma che non può essere, a nostro avviso, la finalità unica e ultima di Comunisti Uniti.
- Infine, inseriremmo tra le proposte anche quello di costruire gruppi di lavoro nazionali tematici (ad es., lavoro culturale, quello sindacale, ecc…) che tendano a sostanziare questo lavoro comune teso all’unità dei comunisti.

Questi punti, ovviamente, dovrebbero essere solo accennati poi saranno oggetto di approfondimento nella discussione della riunione del 15 febbraio così come i contenuti e la gestione della proposta dell’assemblea nazionale.

Saluti comunisti.

Andrea FIORETTI, assemblea lavoratori autoconvocati, FLMU-CUB Roma; Renato CAPUTO, docente storia e filosofia Roma; Francesco FUMAROLA, lavoratore Atesia Roma; Riccardo DE ANGELIS, RSU Telecomitalia Roma; Ciro ARGENTINO, RSU ThyssenKrupp Torino; Sergio MANES, editore La Città del Sole Napoli; Ilaria REGGIANI, comitato precari Mantova; Gerardo GIANNONE, operaio RSU Fiat Pomigliano d’Arco; Franco BOSISIO, operaio RSU Sag Bergamo; Eugenio GIORDANO, operaio Alenia Pomigliano D’Arco; Federico GIUSTI, RSU Enti Locali Pisa; Giorgio GOBBI, attore; Marco BALDINI, conduttore televisivo; Gianni VATTIMO, filosofo.

8 02 2009
Stefano G. Azzarà (18:18:43) :

A TUTTI I PROMOTORI: RILANCIO DELL’APPELLO “COMUNISTI UNITI”

Cari compagni, care compagne,
Nei giorni scorsi è stata inviata a tutti i promotori dell’appello pubblicato il 17 aprile 2008 una lettera per il rilancio del progetto COMUNISTI UNITI.
Avendo raccolto un numero significativo di adesioni, questa lettera vale adesso come convocazione ufficiale dell’assemblea dei promotori, che si terrà a Roma domenica 15 febbraio alle ore 10 presso il Centro congressi Frentani (via dei Frentani 4).
La lettera di convocazione è accompagnata, subito sotto, dall’adesione-contributo di numerosi compagni co-promotori.
Le loro proposte e quelle di tutti verranno discusse in assemblea.

Fraterni saluti,
Stefano G. Azzarà, s.azzara@uniurb.it
http://www.lernestourbino.blogspot.com

_______________________________________________________________

Ai promotori dell’appello Comunisti Uniti
p.c. Agli aderenti all’appello

Siamo alcuni dei promotori dell’Appello COMUNISTI UNITI del 17 aprile scorso.

Quell’appello fu lanciato all’indomani delle elezioni del 12-13 aprile 2008 da un centinaio di esponenti della società civile (intellettuali, scienziati, quadri operai e di movimento…) e raccolse in poco meno di due mesi oltre 6.000 adesioni, per lo più spontanee, oltre che il sostegno di partiti ed aree politico-culturali organizzate.

I mesi successivi (giugno-luglio 2008) hanno visto molti compagni e strutture raccogliere la sollecitazione unitaria contenuta nell’appello, che evidentemente coglieva un’istanza molto forte nel “popolo comunista”; d’altra parte, sono stati in gran parte dominati dai congressi dei due principali partiti comunisti del nostro paese (Prc e Pdci): un dibattito acceso, in alcuni casi lacerante, in buona parte segnato dalle problematiche di fondo poste dall’appello stesso (autonomia comunista, unità a sinistra, unità e futuro dei comunisti). Gli esiti stessi di quei congressi - in cui rispetto all’ipotesi di una indistinta “unità della sinistra” (magari subalterna al pd) hanno prevalso l’idea della ricostruzione di forze di classe, radicate nel mondo del lavoro, e il rilancio dell’identità e del progetto comunista - hanno confermato la validità e la fondatezza delle motivazioni poste a base dell’appello. Quegli stessi congressi, inoltre, hanno consentito di tornare a porre la prospettiva di una nuova unità dei comunisti intesa in termini di massa, radicata nel mondo del lavoro, non residuale, non settaria e al tempo stesso non politicista.

Il percorso per ricostruire in Italia un partito comunista di massa non è certamente semplice, e non bastava sicuramente un appello perché magicamente si ricomponesse un’unità reale, come sintesi di un processo dialettico che superasse una divisione ed una diaspora, che l’assenza o l’estrema debolezza del dibattito teorico, di una seria analisi di classe della società italiana, e, soprattutto, l’elaborazione di una strategia comunista per il XXI secolo, ha ulteriormente alimentato. Col rischio che, in luogo di un effettivo processo unitario, si riproponga la frammentazione in relativamente piccoli gruppi o frazioni, ciascuna col suo piccolo gruppo dirigente o leader, ciascuna autoreferenzialmente convinta di poter essere autosufficiente e portatrice della “vera e giusta” linea. Il senso e la forza di quell’appello era anche in una visione critica degli errori del passato, di cui la debacle elettorale era solo l’ultima e più evidente manifestazione, con la proposta di procedere per vie nuove, con la rivendicazione orgogliosa di una grande storia e di un grande progetto di trasformazione radicale della società, e insieme con l’umiltà comunista di proporre a ciascuno di fare un passo indietro per farne poi due in avanti.

Il processo di unità aperto con l’appello ha visto, dopo i congressi estivi di Pdci e Prc, il dispiegarsi di molte iniziative volte all’attivazione di un percorso unitario, all’individuazione dei nodi essenziali da affrontare per elaborare collettivamente una strategia comunista, sulla base di una coerente ricognizione dei rapporti di forze. Nel complesso però, esse sono risultate ancora inadeguate alla posta in gioco, in taluni casi si sono riaffacciate vecchie logiche di appartenenza, con la coltivazione del proprio orticello nella frazionata e frammentaria galassia del comunismo italiano; il che contraddice lo spirito originario e unitario dell’appello, che non va travisato e che allude alla costruzione di un processo che coinvolga - senza rimuovere i loro limiti ma senza chiusure preconcette - le principali forze comuniste italiane.

Attraversiamo oggi una fase difficilissima e il rischio di una cancellazione dei comunisti, o della riduzione alla marginalità di una riserva indiana, è fortissimo. Occorre un grande sforzo di volontà, intelligenza, passione per riprendere con forza l’iniziativa politica, per dare gambe e cervello alla costruzione del partito comunista di massa, che sia capace di unire i comunisti, che possa divenire la casa comune e l’officina dei comunisti.

Per questo riteniamo di dover rilanciare il percorso unitario con i firmatari e sottoscrittori dell’appello, nella consapevolezza che in questo momento storico la presenza di un partito comunista di massa che sappia confrontarsi con la realtà effettuale è un bene prezioso e indispensabile, per l’ottenimento del quale occorre l’apporto generoso e costruttivo di tutti i compagni, di “base” e di “vertice”, ciascuno col proprio bagaglio di capacità e competenze, e, insieme, con la propria storia di contributo alla causa del comunismo e anche di errori da superare con lo sguardo rivolto alla prospettiva futura.

Per riprendere e rilanciare la prospettiva posta nell’appello, proponiamo che:

- Domenica 15 febbraio 2009, a Roma, presso il Centro Congressi Frentani, via dei Frentani 4, dalle ore 10.00, si tenga una riunione nazionale alla quale sono invitati TUTTI gli oltre cento promotori dell’appello, assieme ai rappresentati di quelle aree organizzate che lo hanno esplicitamente sostenuto;

- che tale riunione faccia una prima valutazione sull’attualità dell’appello, i suoi primi risultati e le modalità per proseguire il percorso;

- che in tale riunione si definisca democraticamente un gruppo di lavoro nazionale che abbia la rappresentanza del gruppo promotore, con dei suoi portavoce, anche per quanto attiene alla gestione di tutti gli strumenti di comunicazione dell’appello (sito, indirizzari, ecc…);

- che tale gruppo di lavoro convochi immediatamente, con modalità condivise, incontri regionali a cui siano invitati tutti gli aderenti all’appello delle diverse regioni, e che in tali incontri si definiscano gruppi di lavoro e portavoce regionali (mentre riteniamo - ma ne discuteremo insieme - che la convocazione tout court di un’assemblea nazionale degli oltre seimila aderenti non sia in questo momento il modo migliore per favorire una effettiva partecipazione e rappresentanza del maggior numero di aderenti);

- che successivamente (entro l’aprile 2009) si tenga un’incontro nazionale dei rappresentanti e portavoce del gruppo promotore e degli aderenti all’appello, definiti sulla base di un processo effettivamente democratico e condiviso, che possa porsi - legittimamente - come gruppo di lavoro e di coordinamento nazionale delle diverse realtà e soggettività che in vario modo si sono riconosciute nell’appello.

Domenico LOSURDO; Margherita HACK; Andrea CATONE; Manlio DINUCCI; Tiziano TUSSI; Alessandro HOBEL; Stefano G. AZZARA’; Delfina TROMBONI; Vladimiro GIACCHE’; Federico MARTINO; Teresa PUGLIATTI; Mario VEGETTI; Marino SEVERINI; Mario GEYMONAT; Fabio MINAZZI; Wasim DHAMASH ; Sergio RICALDONE; Domenico MORO; Gigi LIVIO; Alfonso NAPOLITANO; Alessandro VOLPONI; Carlo BENEDETTI; Fabio LIBRETTI; Giusy MONTANINI; Rolando GIAI-LEVRA; Cristina CARPINELLI; Vittorio GIOIELLO; Vito Mariano MASSARO; Mario MADDALONI; Giovanni PATANIA; Orestis FLOROS; Wilfredo CAIMMI; Guido OLDRINI; Francesco POLCARO; Francesco BACHIS; Manola MAURINO; Roberto TESTERA; Marco PUGGIONI; Giovanni ZINGRONE; Franco LISAI; Adele Monica PATRIARCHI; luigi DOLCE; Giovanni ZUNGRONE; Cataldo BALLISTRERI; Maurizio BUDA; Massimo CIUSANI; Sergio MANES; Giorgio INGLESE…

_______________________________________________________________

Car* compagn*,

in quanto co-promotori dell’appello Comunisti Uniti abbiamo ricevuto la vostra lettera/invito ad una riunione nazionale il 15 febbraio a Roma per rilanciare insieme il progetto originario e farne una proposta politica tesa all’obiettivo di un unico Partito per tutte le comuniste ed i comunisti ovunque collocati.
Non avendo partecipato alla fase di stesura del testo da voi proposto approfittiamo per sottoporvi ora alcune considerazioni politiche da tenere presenti nella costruzione del dibattito ed alcune proposte da inserire nel testo di convocazione da voi sottoposto.

Anche noi siamo tra quei 100 e passa primi firmatari dell’appello Comunisti Uniti che avvertono l’urgenza della ripresa di un’iniziativa nazionale per un’unità dei comunisti che abbia un respiro strategico - e non limitato alla semplice “sopravvivenza dei prossimi sei mesi” - in questa difficile fase politica che vede il ruolo dei comunisti quasi ridotto a pura testimonianza. Concordiamo con voi che il tracollo elettorale dell’aprile 2008 non è stata la causa di questa crisi del movimento comunista, ma uno degli effetti finali di crollo di credibilità e consenso per via degli errori e delle inadeguatezze di una lunga fase precedente. E’ stato proprio questo sentimento comune diffuso nel variegato “popolo comunista” che ha contribuito al successo immediato dell’appello.
Raccogliamo, quindi, con estremo favore e interesse questa vostra iniziativa e ne condividiamo la sostanza e gran parte del taglio. Anche i tempi proposti per la riunione nazionale di riorganizzazione e per l’assemblea pubblica ci sembrano adeguati. Sottoscriviamo, quindi, la vostra proposta.

Oggi più che mai appare necessario riprendere e rilanciare un percorso di riconnessione delle idealità e della progettualità dei comunisti nel nostro paese con il sentimento diffuso della classe lavoratrice e della massa di sfruttati. Ancor più di fronte al dispiegarsi degli effetti devastanti di questa crisi strutturale del capitalismo e alla rinnovata arroganza di una Confindustria sostenuta dall’azione del governo Berlusconi tesa a schiacciare sempre di più il costo del lavoro nel tentivo di arrestare la progressiva caduta dei margini di profitto delle imprese. Senza considerare la necessità per le grandi aziende del capitalismo nostrano di aumentare la propria competitività internazionale magari anche con la scelta delle opzioni militari.
Per governare questa fase di crisi strutturale - e di probabile impoverimento di massa - si vanno restringendo gli spazi di partecipazione e rappresentanza affermando un sistema bipartitico/bipolare del governo del capitalismo di fronte al quale le masse salariate non hanno nessuna alternativa reale di sistema.

I processi di unità dei comunisti o passano dalla costruzione di un programma autonomo, dalla difesa di un’indipendenza ideologico-culturale e da una capacità politica che riconnetta, anche a livello di sentimento di massa, le idee e le prospettive del socialismo e del comunismo nel XXI Secolo, oppure saremo di nuovo vittime degli errori del passato che hanno portato i comunisti ad un ruolo subalterno nella società e nei confronti dei progetti di governo del capitalismo.
Di fronte a questo panorama c’è lo spazio per riconquistare un’unità e un’autonomia del movimento comunista in maniera totalmente alternativa al PD e al di fuori di progetti liquidazionisti e “arcobalenisti” già dimostratisi fallimentari.

Queste le ragioni principali di un rilancio del progetto di Comunisti Uniti in questa fase. Dobbiamo fare sicuramente delle scelte per l’immediato che diano dei segnali in questa direzione, ma dobbiamo inserirle in una prospettiva di più lungo respiro che vada al di là delle singole scadenze elettorali o politiche.
Per questo non intendiamo questo percorso (di cui dobbiamo definire insieme i contorni e le modalità) come la nascita di un nuovo gruppetto autoreferenziale che entri in conflitto con la presenza dei comunisti in questa o quella componente comunista organizzata ma che ne rafforzi il lavoro in una prospettiva comune e unitaria. Infatti il movimento dei “Comunisti Uniti” dovrebbe, a nostro avviso, costituire l’ossatura di un’area politica modernamente comunista con un saldo impianto anticapitalista ed antimperialista che possa rafforzare l’obiettivo comune di un solo Partito per tutte le comuniste ed i comunisti ovunque oggi collocati.

I promotori firmatari di questa lettera si mettono da subito a disposizione per la preparazione di questa riunione del 15 febbraio, in particolare quelli della città di Roma che la ospiterà.

Infine, alcune proposte da inserire nel vostro testo:

- Come voi dite nel vostro testo le decisioni devono essere prese democraticamente mettendo tutti i promotori sullo stesso piano e con pari dignità senza preclusione alcuna. E questo, secondo noi, sia che essi provengano da questa o quell’area del PdCI (siano essi vicini alla maggioranza del partito o all’associazione Proletaria), del PRC (siano essi de l’Ernesto o di Sinistra Comunista), ma anche essi che siano diversamente collocati dal punto di vista politico-organizzativo. Al contrario, rilanciare pubblicamente un progetto di “unità” riproducendo all’interno la “frammentazione” dell’esistente sarebbe un errore che pregiudicherebbe la credibilità e la riuscita dell’iniziativa.
- Definiremmo meglio il ruolo dei promotori rispetto ai coordinamenti regionali di Comunisti Uniti. Ci vuole il riconoscimento e allaragamento degli embrioni di gruppi regionali e/o territoriali di Comunisti Uniti già esistenti.
- Inseriremmo un riferimento più esplicito alla “terza componente” necessaria alla riuscita del progetto Comunisti Uniti (ossia, gli esterni alle aree del PdCI e del PRC). Quando si dice che l’appello “allude alla costruzione di un processo che coinvolga - senza rimuovere i loro limiti ma senza chiusure preconcette - le principali forze comuniste italiane” questo può risultare ambiguo. L’appello fa riferimento esplicito al coinvolgimento in tale processo delle “principali forze comuniste” (PRC e PdCI) e “di tutti gli altri comunisti ovunque collocati”. Contrariamente taglieremmo fuori le migliaia di compagni che non militano in questi partiti (e tra questi diversi di noi e degli oltre 6.000 firmatari) e faremmo apparire questa iniziativa come un semplice escamotage politicista per spingere PRC e PdCI all’unificazione. Obiettivo transitorio condivisibile, ma che non può essere, a nostro avviso, la finalità unica e ultima di Comunisti Uniti.
- Infine, inseriremmo tra le proposte anche quello di costruire gruppi di lavoro nazionali tematici (ad es., lavoro culturale, quello sindacale, ecc…) che tendano a sostanziare questo lavoro comune teso all’unità dei comunisti.

Questi punti, ovviamente, dovrebbero essere solo accennati poi saranno oggetto di approfondimento nella discussione della riunione del 15 febbraio così come i contenuti e la gestione della proposta dell’assemblea nazionale.

Saluti comunisti.

Andrea FIORETTI, assemblea lavoratori autoconvocati, FLMU-CUB Roma; Renato CAPUTO, docente storia e filosofia Roma; Francesco FUMAROLA, lavoratore Atesia Roma; Riccardo DE ANGELIS, RSU Telecomitalia Roma; Ciro ARGENTINO, RSU ThyssenKrupp Torino; Sergio MANES, editore La Città del Sole Napoli; Ilaria REGGIANI, comitato precari Mantova; Gerardo GIANNONE, operaio RSU Fiat Pomigliano d’Arco; Franco BOSISIO, operaio RSU Sag Bergamo; Eugenio GIORDANO, operaio Alenia Pomigliano D’Arco; Federico GIUSTI, RSU Enti Locali Pisa; Giorgio GOBBI, attore; Marco BALDINI, conduttore televisivo; Gianni VATTIMO, filosofo…

Altre adesioni:

Fulvio GRIMALDI, giornalista…

3 02 2009
Roberto (Villani) (21:16:36) :

PROPOSTA: PATTO DI CONSULTAZIONE TRA TUTTI I PARTITI, I MOVIMENTI E LE ORGANIZZAZIONI COMUNISTE
(sul modello del patto di consultazione esistente tra i sindacati di base cobas-cub-sdl).

Vorrei fare una proposta condividendo con voi un idea che ho in testa già da un pò di tempo…
Comunisti Uniti potrebbe organizzare una grande assemblea nazionale, invitando i rappresentanti di TUTTI i movimenti, i partiti e le organizzazioni comuniste presenti sul territorio (PRC, PdCI, SC, PCdL, PdAC, CARC, Rete dei comunisti ecc., più i rappresentanti dei movimenti e dei centri sociali) con lo scopo di attivare un rapporto di lunga durata simile al PATTO DI CONSULTAZIONE esistente tra i sindacati di base Cobas , Cub ed SdL.
Il patto di consultazione, in un primo momento, dovrebbe avere come scopo quello di creare un maggior coordinamento tra tutti i partiti ed i movimenti comunisti per organizzare iniziative ed azioni di lotta sul territorio, ma ovviamente l’obiettivo a lungo termine di questo passaggio sarebbe la creazione di un ASSEMBLEA COSTITUENTE PER LA CREAZIONE DI UN NUOVO PARTITO COMUNISTA, internazionalista, anticapitalista e di massa in grado di opporsi NON SOLO IN PARLAMENTO alle aggressioni di lavoratori, fasce popolari, extracomunitari e minoranze varie da parte di poteri forti quali i partiti e le organizzazioni capitaliste, il vaticano ecc.

Per organizzare un percorso del genere credo che sarebbe necessario creare una COMMISSIONE ad hoc che potremmo chiamare “commissione per i rapporti con i partiti e le organizzazioni comuniste” (o qualcosa del genere) che si vada ad aggiungere alle altre commissioni proposte da CU Lazio.
Che ne pensate?

Saluti comunisti
Roberto

3 02 2009
reinaldo (07:38:12) :

Caro Massimo, forse non ti sei reso conto che l’appello è nato proprio DOPO la campagna elettorale del 2008, aal’indomani del dsastro dell’Arcobaleno. Basta leggere invece di fare del disfattismo… E forse non ti sei reso conto che i temi posti per primi proprio da quell’ appello (l’unità dei comunisti) hanno fatto strada, nel PdCI (che ci ha fatto un congresso), nel PRC che pure ne ha discusso al congresso e oggi si avvia a fare una lista unica dei comunisti alle elezioni europee. E poi decine di assemblee in tutta Italia si sono svolte e sono in corso sui temi posti dall’appello (e dai suoi 6.000 aderenti), promosse dalla rivista l’ernesto con PRC, PdCI, Rete dei comunisti, esponenti indipendenti dell’appello, intellettuali marxisti, esponenti del mondo del lavoro. Assemblee che hanno coinvolto finora almeno 10.000 persone, da settembre a oggi. A Milano, dove lavoro, ce ne sono state due, con trecento persone, attive e informate e non ho sentito svaccamenti. Ti pare poco? Partito come un semplice appello, una presa di posizione che poteva anche finire lì, sta diventando un vero e proprio movimento politico trasversale ai 2 partiti comunisti e fuori dai partiti, tra mjgliaia di miitanti. E oggi leggo che sono in programma un’assemblea nazionale per rilanciare questo movimento, e assemblee regionali e provinciali.
Caro Massimo: oltre alla critica, tu cosa proponi?
Ciao Reinaldo - operaio, delegato RSU Milano

1 02 2009
Roberto (Villani) (02:29:00) :

ciao a tutti
i vecchi dirigenti arcobaleno sono stati presi in contropiede dall’accordo PD-PDL (ormai indistinguibili) sullo sbarramento al 4% per le Europee, ma credo fosse chiaro a tutti da tempo che l’obiettivo di Veltroni è soprattutto quello di far piazza pulita alla sua sinistra prima invitando gli elettori al voto utile e poi fomentando la scissione di Vendola e soci.
Ciò che mi fa incazzare a morte è l’assoluta mancanza di prospettiva politica dei dirigenti arcobaleno, che si agitano solo per interesse personale nel tentativo di “rientrare dalla finestra” dopo la batosta delle elezioni politiche. Le proposte di cartelli elettorale più o meno edulcorati che stanno fiorendo per le Europee hanno il limite di avere come unico obiettivo quello di salvare il culo ai vecchi politici Arcobaleno.

Il progetto Comunisti Uniti (nato forse per scopi non dissimili, ma attualmente avviato su binari ben diversi) dovrebbe proporre un ALTERNATIVA DIFFERENTE rispetto a questo modo di pensare.
Dovremmo “VOLARE ALTO” mettendo al primo posto “IL PROGETTO E L’IDEA” ed all’ultimo le sigle di partito ed i nomi dei “protagonisti del progetto” (anzi… per conto mio non ci dovrebbe essere alcun protagonista, ma dovremmo trovare una formula di democrazia dal basso con coinvolgimento di tutti i militanti ed incarichi a rotazione.)

Una delle cose che poi, a parer mio, dovremmo assolutamente evitare è quella sorta di “ISOLAMENTO IDENTITARIO” che porta alcuni di noi a dire “con questi non ci parlo, con quelli non mi confronto, quegli altri non vogliono parlare con me quindi non li contatto” ecc.
Se non usciamo da questa logica non credo che riusciremo a volare molto alto… Non possiamo pensare solo all’Ernesto ed al PdCI… perchè se l’obiettivo diventasse solo l’unione di PRC e PdCI il progetto non sarebbe molto dissimile da quelli organizzati esclusivamente per interesse, cui abbiamo assistito nelle ultime tornate elettorali.

Nella prima riunione CU Nazionale cui ho assistito (per la verità solo alla prima parte) un compagno napoletano non appartenente a CU ma interessato al ns. progetto ha detto “AUSPICO LA DISSOLUZIONE DI TUTTE LE SIGLE COMUNISTE ESISTENTI PER VEDER NASCERE QUALCOSA DI NUOVO”.
Io mi trovo molto daccordo con questa posizione. Credo che non si possa ripartire solo dalla fusione a freddo di alcuni dei partiti esistenti (le proposte di Vendola, Grassi e company pur essendo molto differenti in merito ai partiti coinvolti ed agli obiettivi stabiliti hanno tutte questa impostazione)

PROPOSTA: a questo punto vorrei fare una proposta condividendo con voi un idea che ho in testa già da un pò di tempo.
CU potrebbe organizzare una grande assemblea nazionale, invitando i rappresentanti di TUTTI i movimenti, i partiti e le organizzazioni comuniste presenti sul territorio (PRC, PdCI, SC, PCdL, PdAC, CARC, Rete dei comunisti ecc. più i rappresentanti dei movimenti e dei centri sociali) con lo scopo di attivare un rapporto di lunga durata simile al PATTO DI CONSULTAZIONE esistente tra i sindacati di base Cobas , Cub ed SdL. Ovviamente l’obiettivo a lungo termine di questo passaggio sarebbe la creazione di un ASSEMBLEA COSTITUENTE PER LA CREAZIONE DI UN NUOVO PARTITO COMUNISTA, internazionalista, anticapitalista e di massa in grado di opporsi NON SOLO IN PARLAMENTO alle aggressioni di lavoratori, fasce popolari, extracomunitari e minoranze varie da parte di poteri forti quali i partiti e le organizzazioni capitaliste, il vaticano ecc.
Credo inoltre che per organizzare un evento del genere sia necessario creare una COMMISSIONE ad hoc che potremmo chiamare “commissione per i rapporti con i partiti e le organizzazioni comuniste” (o qualcosa del genere) che si vada ad aggiungere alle altre commissioni proposte da CU Lazio.
Che ne pensate?

Saluti comunisti
Roberto

31 01 2009
massimo (05:09:22) :

tanto per capire… il sito e il progetto sono morti il giorno dopo, giusto?? che tristezza sta politica di cartone, da sito morto, da loghi su loghi che svaniscono nel giro di una campagna elettorale.. emblematico di tutto il resto

23 01 2009
Comunisti Uniti Lazio (17:13:11) :

Comunichiamo che è stato formalizzato un gruppo di coordinamento regionale composto da compagne e compagni che si occuperanno di fare da “garanti” pubblici al percorso, dare continuità alle decisioni prese nelle riunioni e tenere i contatti a livello nazionale con gli altri gruppi di Comunisti Uniti. Sono stati indicati anche dei referenti tematici che coordineranno dei gruppi di lavoro comuni tra tutti i partecipanti a questo percorso nella nostra regione.
Tra questi ci sono compagne e compagni del PRC, del PdCI e molti che non appartengono a nessuna dei due partiti.

Nelle prossime settimane dovrebbe girare una nuova lettera pubblica dei 100 promotori (o quantomeno di quelli ancora interessati) per rilanciare l’appello e la proposta di un’assemblea nazionale da tenersi a breve.
Con questa assemblea si dovrà cercare di terminare la fase dell’improvvisazione e decidere forme di collegamento nazionale certe e condivise, gruppi di lavoro comuni, strumenti di dibattito e strategie minime per la fase.

GRUPPO DI COORDINAMENTO DI COMUNISTI UNITI LAZIO

Ausilio Manuela, Bartoloni Alessandro, Caputo Angelo, Caputo Renato, Castellucci Edoardo, Climati Luca, De Angelis Riccardo, De Bernardinis Silvia, De Canditiis Mario, Di Ianni Andrea, Elia Marco, Filesi Riccardo, Fioretti Andrea, Fumarola Francesco, Goretz Yassir, Mustillo Alessandro, Petti Stefano, Pisani Daniela, Risolo Ciro, Tomassini Marielena, Tucci Walter, Vernillo Fabio Massimo, Villani Roberto, Zanotelli Niccolò.

A questi si aggiungeranno un altro paio di nominativi che l’area del PRC dell’Ernesto indicherà e che renderemo pubblici.

Questi invece i referenti delle commissioni di intervento (mettetevi in contatto coi compagni che coordineranno i lavori dell’area su cui vi sentite di poter dare un contributo):

LAVORO E QUESTIONI SINDACALI

- Andrea Fioretti

TERRITORIO E AMBIENTE

- Marielena Tomassini (per Roma e provincia)
- Luca Climati (per il nord del Lazio)
- Edoardo Castellucci (per il sud del Lazio)

ISTRUZIONE

- Alessandro Mustillo (studenti medi)
- Angelo Caputo (studenti universitari)

ANALISI, CULTURA e TEORIA

- Renato Caputo (formazione)
- Silvia De Bernardinis (internazionali)
- Francesco Fumarola (comunicazione)

Saluti comunisti

Comunisti Uniti Lazio
comunistiunitilazio@gmail.com

15 01 2009
Comunisti Uniti Lazio (16:53:21) :

Comunisti Uniti: Appuntamento Sabato 17 gennaio a Roma

CON LA RESISTENZA PALESTINESE, SENZA SE E SENZA MA

I Comunisti Uniti del Lazio saranno presenti alla manifestazione di Roma di sabato 17 gennaio contro l’aggressione israeliana ed il massacro del popolo palestinese di Gaza.

Saremo in piazza con parole d’ordine al fianco della resistenza palestinese senza nessuna equidistanza tra aggressore e aggredito.
Lo spezzone sarà aperto da uno striscione unitario, col logo di Comunisti Uniti, portato da compagni del PRC, del PdCI e compagni senza partito. Pertanto anche tutte le compagne ed i compagni firmatari e sostenitori dell’appello, provenienti da ogni regione, sono invitati a partecipare e ad animare lo spezzone con propri cartelli, striscioni, bandiere palestinesi, kefiah e fazzoletti rossi.

L’appuntamento è sabato pomeriggio alle ore 15.30 a Piazza Vittorio (dove partirà il corteo) all’altezza dei Magazini MAS.

Saluti comunisti
Comunisti Uniti Lazio
comunistiunitilazio@gmail.com

11 01 2009
Andrea - comunista (23:19:45) :

Cari compagni scrivo da Ferrara, sono un compagno del Prc e de l’Ernesto.
Nei prossimi giorni Rifondazione Comunista perderà la sua ala destra, la sua ala opportunista, stupidamente e astrattamente non-violenta, senza un’identità, quell’area che coi suoi leader (bertinotti, vendola, giordano ecc.) e i suoi ‘intellettuali’ (sansonetti, revelli, luxuria ecc.) ha fatto - e fa - di tutto per distruggere in Italia un soggetto comunista autonomo e organizzato. per distruggere l’idea marxista di lotta di classe, di antimperialismo, di violenza proletaria.

Bene, io da militante di Rifondazione e de l’Ernesto sono contento di ciò. C’è bisogno di chiarezza.
Loro saranno l’ala sinistra esterna del PD.
Noi dobbiamo essere un unico grande partito comunista (noi Prc, Pdci, Sinistra critica, Pcl, senza tessera, Rete dei Comunisti, e le varie riviste,associazioni ecc.). Il Prc diventerà un feticcio, se non ammetterà di non essere autosufficiente, che la ‘rifondazione comunista’ o si fa con tutti i soggetti comunisti, o non è.

19 12 2008
Comunisti Uniti Lazio (09:13:04) :

Car* compagn*

vi giriamo il resoconto della riunione nazionale (un primo incontro esplorativo) fatta domenica scorsa, 14 dicembre, a Roma.
Chi volesse anche la sintesi di tutti gli interventi (8 pagine in PDF o DOC), per riceverlo, può scrivere a: comunistiunitilazio@gmail.com

Saluti comunisti

RESOCONTO RIUNIONE NAZIONALE DI GRUPPI LOCALI DI
“COMUNISTI UNITI E ASSOCIAZIONI
PER LA COSTITUENTE COMUNISTA”
ROMA, 14 DICEMBRE 2008

Alla riunione nazionale di gruppi locali di “Comunisti Uniti e associazioni per la costituente comunista”, che abbiamo convocato il 14 dicembre, sono intervenuti decine di compagne e compagni che hanno affollato la sala sindacale della Stazione Termini. Tra loro molti dei promotori e firmatari dell´appello, insieme ad alcune altre associazioni, provenienti da diverse regioni: Friuli Venezia-Giulia, Veneto, Lombardia, Liguria, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Abruzzo, Lazio, Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Sicilia.

La grande maggioranza dei compagni intervenuti (il resoconto dettagliato via mail), molti dei quali a nome di coordinamenti unitari Comunisti Uniti delle proprie regioni, ha condiviso l´idea che è stato un errore politico l´abbandono dell´appello “Comuniste e Comunisti: Cominciamo da noi” nonostante le pressioni in senso contrario della maggior parte del variegato “popolo comunista” che vi aveva massicciamente aderito.

D´altronde opinione largamente condivisa è stata che non si ritengono affatto esaurite le ragioni di fondo di quell´appello, perché queste non erano limitate né subordinabili a necessità contingenti come il congresso di partito o la volontà di dare un segnale di vita “identitario” di fronte al recente tracollo alle elezioni di aprile. Le ragioni sono più profonde e strategiche.

Oggi più che mai appare necessario riprendere e rilanciare un percorso di riconnessione delle idealità e della progettualità dei comunisti nel nostro paese con il sentimento diffuso della classe lavoratrice e della massa di sfruttati. Ancor più di fronte al dispiegarsi degli effetti devastanti di questa crisi strutturale del capitalismo e alla rinnovata arroganza di una Confindustria sostenuta dall´azione del governo Berlusconi tesa a schiacciare sempre di più il costo del lavoro nel tentivo di arrestare la progressiva caduta dei margini di profitto delle imprese. Senza considerare la necessità per le grandi aziende del capitalismo nostrano di aumentare la propria competitività internazionale e del suo ruolo militari.

Per governare questa fase si va affermando un sistema bipartitico/bipolare del governo del capitalismo di fronte al quale le masse salariate non hanno di fronte nessuna alternativa reale di sistema.

I fatti degli ultimi mesi lo stanno a dimostrare. I progetti di “unità delle sinistre” sono esterni ai movimenti di lotta, il PD (sempre più semplice “altra faccia della medaglia” della governabilità) è impantanato tra divisioni interne e coinvolgimento negli scandali del malaffare nella gestione del potere. Gli unici sussulti del consenso di Berlusconi nel paese sono stati provocati dagli scioperi, dalle lotte e dalle manifestazioni di questo periodo.
Di fronte a questo panorama c´è lo spazio, quindi, per riconquistare un´unità e un´autonomia del movimento comunista in maniera totalmente alternativa al PD e al di fuori di progetti liquidazionisti e “arcobalenisti” già dimostratisi fallimentari. Su questo non sembrano credibili soluzioni dettate da escamotage politicisti o “fusioni a freddo” promosse da parte di quei gruppi dirigenti dei due partiti comunisti ex-parlamentari che hanno sostenuto la scelta della Sinistra Arcobaleno.

D´altronde, la convinzione diffusa è che non ci sarà un fronte largo di opposizione alle politiche capitalistiche - e non ci sarà un progetto di reale alternativa al capitalismo ed ai suoi governi - senza un Partito comunista credibile, radicato nel conflitto ed all´altezza dei tempi e dei compiti.

Queste le ragioni principali di un rilancio del progetto di Comunisti Uniti in questa fase. Da questo occorre, secondo noi, ripartire. Per farlo, come recitava un recente editoriale della rivista “Gramsci Oggi”, bisogna trasformare l´appello “comuniste e comunisti: cominciamo da noi” in un grande movimento nazionale verso la “costituente comunista”.

Pur nella diversità di alcune posizioni e con alcune differenziazioni, l´atteggiamento prevalente nella riunione del 14/12 è stato, infatti, quello di tentare di raccogliere lo spirito unitario e aperto dell´appello “Comunisti Uniti”, senza l´esclusione pregiudiziale di nessuno e senza settarismi, senza delega in bianco a nessun gruppo dirigente, per dare una spinta alla costruzione di un percorso organizzativo verso la ri-costruzione di un Partito Comunista degno di questo nome nel nostro paese.

E´ stato riconosciuto che “Costituente è percorso dei comunisti” e non di una generica sinistra, pur essendo fondamentali le all